lunedì, aprile 24, 2006
Mi ricordo ancora il 1993, quando il Parlamento autorizzò la Procura di Palermo a procedere contro Andreotti per mafia.
E i commenti....
Per esempio quello di Achille Occhetto, allora segretario del Pds: «La Democrazia cristiana è stata colpita al cuore del dominio, e con Andreotti è stata colpita la grande mediazione di governo che ha dominato anche sulla base di accordi con la mafia e con la malavita organizzata».
Come sono svaniti i brividi di Gianfranco Fini, che quando seppe dell’avviso di garanzia al diavolaccio democristiano disse: «E’ la fine del regime, e lo dimostra il boato che ha salutato la notizia da me data a migliaia di veronesi».
Come sono allo zerovirgola le rivendicazioni di Alessandra Mussolini che il medesimo giorno informò della medesima notizia i napoletani, e mentre la folla ritmava «duce / duce» lei commentava: «Che bello che proprio un Mussolini possa leggere questa notizia». Come sono preistorici i paragoni fra Andreotti e Ceausescu proposti da Leoluca Orlando quand’era sindaco di Palermo. E come è più formidabile l’annotazione di Paolo Rossi sui senatori a vita e quelli eletti all’estero: «E chi avrebbe mai immaginato che mi salvavano l’Argentina e Andreotti?».
E ora gli propongono la seconda carica dello Stato!
lunedì, aprile 24, 2006
Adoro Stefano Ricucci!

"Sono tutti 'bboni a fare i froci cor culo degli artri"
Al magistrato che gli stava leggendo gli atti: "Ahò, legga qualcos'altro, dottò, si distragga".
Al giornalista che gli chiedeva un intervista:
"Guarda, vorrei parlare. Sapessi che vojia ciò. A chi parlo? A mi' fijio che je spiego? A mi madre, ma che je devo spiegà? A mi padre? E a Anna? E' tanto cara, tanto brava, ma nun capisce n'acca...".
giovedì, aprile 20, 2006
I soldati nepalesi Medicina,
al servizio di Sua Maestà
Medicina. «Khatahr hunnu bhanda marhu ramro». No, non è un mantra che porta pace e letizia. E’ un urlo di battaglia e tradotto dal nepalese significa: «E’ meglio morire che vivere come codardi». Questo gridavano i Gurkhas, i soldati nepalesi al servizio di sua Maestà britannica che liberarono Medicina, assieme alle altre forze alleate, il 16 aprile del 1945. Un evento rimasto fortemente impresso nella storia della Brigata Gurkha, tuttora parte dell’esercito britannico. Delle varie unità che la compongono, infatti, un si chiama «Medicina». Una bacheca del museo Gurkha di Winchester è dedicata proprio a quest’ultima battaglia. E sono proprio i soldati della «Medicina» ed esibirsi in piazza Garibaldi in occasione della commemorazione della Liberazione della città. Sono proprio i Gurka che danzano affondando nell’aria il loro temibile Kukri, un coltellaccio che «una volta sfoderato deve uccidere».
«La compagnia Medicina è formata da circa 240 soldati» spiegano al telefono dal centro visite Gurkha di Shornicliffe, nel Kent, base inglese del battaglione dei Royal Gurkha Rifles, di cui fa parte la compagnia Medicina. «Oggi una parte della compagnia è qua in Inghilterra - proseguono dal centro visite - un’altra parte è in Kossovo dal 1999. Infatti i Gurkha, oltre ad aver avuto un ruolo importante nella liberazione di Medicina, sono stati i primi militari dell’esercito britannico a mettere piede nell’ex Yugoslavia nel 1999.
Soldati coraggiosi, quelli che in gergo vengono chiamati «teste di ponte» e preparano il terreno per l’avanzata del resto della truppa. Come mai dei nepalesi fanno parte dell’esercito britannico? Avete presente il motto «Se non lo puoi combattere fattelo amico»? E’ un po’ quello che è successo nel 1814 quando, dopo diverse incursioni nepalesi in Bengala e Bihar, la britannica Compagnia dell'India dell'Est dichiarò guerra al Nepal. I Gurkha diedero molto filo da torcere ai britannici, tanto che a guerra finita fu permesso loro, in perfetto stile coloniale, di prestare volontariamente servizio nella Compagnia dell'India dell'Est. Da quei volontari è nato il primo reggimento nel 1815. Il numero dei Gurkha al servizio degli inglesi in India cresciuto tanto che durante la Prima guerra mondiale erano circa 100 mila al servizio di sua Maestà, e ben 112 mila nella Seconda. Dopo la separazione del Nepal dall'India nel 1947, è stato deciso che sei reggimenti di fucilieri Gurkha sarebbero rimasti nell'esercito indiano, mentre il resto diventava parte integrante di quello britannico con la moderna Brigata Gurkha. Brigata che nel 1962 intervenne nel Brunei durante la rivolta contro il sultano e nella guerra contro l'Indonesia (quattro anni di operazioni nelle giungle della Malesia conclusi con la vittoria Gurkha). Tra il 1967 e il 1972 la Brigata è stata ridimensionata da 14 mila a 8 mila uomini e la sede spostata dalla Malesia a Hong Kong, con battaglioni nel Regno Unito e nel Brunei. Nel 1974 i Gurkha sono stati schierati per difendere la base britannica a Cipro quando la Turchia ha invaso l'isola. In anni più recenti un battaglione ha preso parte alla campagna delle Falklands e dei Gurkha furono schierati nella Guerra del Golfo, in Bosnia e in Kossovo.
Ma ritorniamo a Medicina. I Gurkha celebrano il «Medicina day» tutti i 16 aprile. «I più fortunati vengono in Italia per la commemorazione, agli altri ufficiali della Compagnia viene invece regalata una rosa in ricordo del tributo di sangue di quei giorni», ci spiegano sempre dal visitor center. Medicina è citata per ben due volte nelle battaglie d’onore dei Gurkhas: sia nell’albo del 6th Queen Elizabeth’s Own Gurkha Rifles, per la battaglia di Medicina e per quella della Gaiana, ovvero «Gaiana Crossing» per chi mastica l’inglese, sia nell’albo del 2nd King Edward VII’s Gurkha Rifles. Si tratta dei due reggimenti che nel 1945 a Medicina formavano la 43° Brigata motorizzata Gurkha, e che, insieme agli uomini del maggiore Brown, i famosi King’s Hussars (gli ussari, corpo al quale sono affiliati i Gurkha), riuscirono a liberarla dai tedeschi. «La vostra città è ben impressa nella nostra storia - spiega Gavin Edgerley-Harris, curatore del Gurkha Museum -. Perché il tributo di sangue pagato fu altissimo. Molti Gurkha caddero in una battaglia, che portò loro anche molto onore. Il comandante degli Alleati mandò un messaggio personale alle forze impegnate a Medicina, nel quale affermava che la cattura di quella città era stato l’appoggio più importante per il raggiungimento della parte nord del fiume Po».
Ken Dowding, da un paio di settimane cittadino onorario di Medicina, e in quei giorni ormai lontani di guerra e sofferenza ufficiale dei King’s Hussars, ha raccontato che durante la settimana della Liberazione di Medicina morirono ben 150 Gurkha, 25 soldati del reggimento Royal Tank, 159 tedeschi e 160 italiani.
I Gurkha di Medicina furono seppelliti nel cimitero militare di Rimini.
giovedì, aprile 20, 2006
Altra serie di giornate no...
non riesco proprio a ritrovare l'allegria che mi contraddistingueva...
vabbé, passerà.
scrivo poco qui perché scrivo troppo per lavoro...
mercoledì, aprile 19, 2006
Fantastico...
mercoledì, aprile 19, 2006
Oggi mi sono già successe due cose strane in seguito a quello che ho scritto.
Mi hanno scritto due mie amiche che non vedo da un po', che sono un po' sparite (diversi interessi... strade diverse) due persone con le quali stavo abbastanza bene... mi hanno semplicemente detto che non si sono allontanate perché non sopportavano me, ma perché non sopportavano il mio entourage... insomma, dopo un po' tutti quei cinazzi insicuri sempre pronti a giudicare gli facevano venire l'orchite (come sta venendo a me).
Poi un'altra mia amica mi ha scritto questo:
Più si cresce (o si invecchia? dipende dai punti di vista), più è
difficile vivere le realzioni di amicizia. Si è sempre più soli, anche
se sposati o accompagnati. Non voglio travolgerti con il mio
pessimismo, ma credo proprio che sia così. Quindi la soluzione è una
sola, anche se non è affatto facile: imparare prima di tutto a stare
bene con se stesse, non avere bisogno degli altri. A quel punto può
anche essere piacevole, ogni tanto, trascorrere una serata con amici
superficiali o con altri molto concentrati su se stessi. Forse la
soluzione è cercare amici/che più grandi, gente che ha realizzato, che
non deve più dimostrare nulla a nessuno e che se ti frequenta è solo
per il piacere di stare con te a prescindere da quello che si farà.
Comunque la tua è anche una fase, tipica dei 30 anni. Fra dieci anni
avrai tutte le amiche in preda alle crisi coniugali e che invidiano la
tua capacità di saper fare a meno degli altri come bastone. Spero che
ce la farai. E' la lotta di tutte, non credere
martedì, aprile 18, 2006
Segue dal post di sotto...
Il fatto è che vivo come spezzata a metà. Da una parte ho amici di sei sette anni di meno, con i quali ho trascorso la maggioranza del tempo negli ultimi anni. Solo che sono tutti ventottenni che non vogliono crescere... ancora presi con l’università o con lavori del cazzo e chissà un giorno forse si realizze-ranno. Molti fanno le sei del mattino quasi tutti i we... quindi sono molto diversi da me... i punti d’incontro ci sono ma vedo che ormai la loro è una fase che ho superato ampiamente... so cosa voglio dalla vita, fare le sei di mattina in discoteca bevendo e facendomi intortare non mi interes-sa più, le mie conferme, del cazzo o simili... le ho avute. E’ che a volte con loro i discorsi mi sembrano sterili, per carità ci sono delle persone valide, ma parlare ancora di “chissà se quello ne vuole da me” o di messaggini e corteggia-menti vari mi fa venire un’orchite della madonna.... E poi con loro non riesco molto a parlare del mio lavoro, sembro una che fa la grossa, una che se la tira... solo perché sta realizzando proprio quello che voleva dalla vita.
Dall’altra ho amiche che hanno già scelto cosa fare da grandi, convivo-no già con il fidanzato o si stanno per sposare e quindi non sono più nella fase adolescenza prolungata.
Io invece sono nella perfetta metà di tutto ciò...
Quindi passare le serate con amiche 28enni che passano il loro tempo con 20enni non è proprio la mia serata tipo.
Lo stesso vale per passare serate con 33enni, come me, che parlano solo di mutui, abiti da sposa e mobili per la casa...
Ma forse mi devo abituare...
martedì, aprile 18, 2006
Sono depressa... molto depressa... tanto depressa...
non so...
vivere da sola non mi fa bene.
sono sempre sola. Il fatto è che, me ne sto rendendo conto, con gli anni divento sempre più "selettiva".
Non riesco ad uscire con tutti pur di stare fuori, mi adatto sì ma non a tutto, so quello che mi piace e scelgo di conseguenza.
Poi se c'è un mio amico fa qualcosa o dice qualcosa che non mi paice glielo faccio capire molto bene... spiego le mie ragioni... solo che questo non è molto apprezzato ho notato... il 99 percento delle persone vogliono solo sentirsi dire ciò che piace a loro, i veri dialoghi, i veri contraddittori, sono molto molto rari...
boh...
magari mi passa.
o sono irremidiabilmente "ZIA"
venerdì, aprile 14, 2006
Lo so, lo so, scrivo poco, quasi niente, e cose poco interessanti... ma che ci volete fare... è un periodo.... o forse è per sempre. Forse farei meglio a chiudere il blog... ma boh! lo tengo aperto per affetto!
Intanto
Buona Pasqua a tutti!
giovedì, aprile 13, 2006
Dagospia ha sostenuto esattamente una mia tesi...
chi conosceva il vecchio blog si sarà ricordato del mio post su "non esistono più le navi scuola di una volta...".
Ecco, mi danno ragione...
DA NAVI SCUOLA A PERICOLO PUBBLICO. IL CASO PAMELA ROGERS, CHE DOPO LA GALERA CERCA IL SUO AMORE ADOLESCENTE…
Un tempo le chiamavano “navi scuola”, giovani donne che aprivano a fortunati adolescenti le vie del sesso. E i padri erano fieri che i loro figli perdessero così la verginità. Oggi le mettono in galera, anche quando i ragazzi probabilmente ringraziano il Signore per la fortuna che è loro capitata. Soprattutto quando le donne hanno le fattezze di Debra Lafave, Lysa Lynette Clark e Pamela Rogers, tra le protagoniste di un fenomeno che negli Stati Uniti ha raggiunto livelli paradossali.
(Debra Lafave)
È proprio la Rogers a ritornare sulle pagine dei giornali, per aver cercato di ricontattare l’adolescente (13enne all’epoca dei fatti) con il quale aveva avuto la relazione. La polizia l’ha infatti arrestata e rilasciata su cauzione di 10mila dollari, in attesa dell’udienza prevista per il 12 giugno. Sembra che Pamela, rilasciata per buona condotta dopo aver scontato nove mesi per la precedente condanna, abbia aperto un blog sul portale MySpace e sia riuscita a mettersi in contatto con la sorella 17enne della “vittima”. Nel sito la Rogers avrebbe anche scritto criptici messaggi nei quali diceva al giovane che era il suo eroe e di non innamorarsi di nessuna ragazza per altri 3 anni. Il tempo necessario per rendere la loro relazione legale. Sul sito (prontamente chiuso), si trovavano anche foto della donna in bikini…
giovedì, aprile 13, 2006
Ho intervistato un bluesman che si chiama Little Freddy King... mi ha raccontato che con il blues non si diventa ricchi... come con la scrittura... mi ha anche detto: credimi, per me il blues è e sarà sempre una storia d'amore tra me e la mia chitarra...
mercoledì, aprile 12, 2006
da www.dagospia.it
Battutaccia che circola dalle parti di piazza Santi Apostoli: “Hanno arrestato Provenzano il giorno dopo il voto per un evidente motivo: se l’avessero beccato prima del 9 aprile la mafia non avrebbe votato Forza Italia…”.
mercoledì, aprile 05, 2006
Cattive abitudini

Ieri ho applicato questo modus vivendi... che mi ha riportata al passato
Lavate (o fate lavare a un barista carino) bene il lime e tagliatelo a pezzetti che verserete nell' apposito bicchiere facendo in modo che la sua polpa sia rivolta verso l' alto.
Spolverizzatelo con lo zucchero di canna e, aiutandovi con un pestello di legno, schiacciate il lime in modo da fare fuoriuscire il suo succo. Aggiungete il gin e mescolate bene.
Per ultimi aggiungete i cubetti di ghiaccio, mescolate di nuovo e.... salud!
E bevete
Poi mangiate un po' di roba fritta, tipo zucchine impanate....
Guradate il barista carino
e poi, ancora
Lavate (o fate lavare) bene il lime e tagliatelo a pezzetti che verserete nell' apposito bicchiere facendo in modo che la sua polpa sia rivolta verso l' alto.
Spolverizzatelo con lo zucchero di canna e, aiutandovi con un pestello di legno, schiacciate il lime in modo da fare fuoriuscire il suo succo. Aggiungete il gin e mescolate bene.
Per ultimi aggiungete i cubetti di ghiaccio, mescolate di nuovo e.... salud!
E rimangiate altra robaccia, tipo pizzette, rislumate il barista
e poi... ancora
Lavate bene il lime e tagliatelo a pezzetti che verserete nell' apposito bicchiere facendo in modo che la sua polpa sia rivolta verso l' alto.
Spolverizzatelo con lo zucchero di canna e, aiutandovi con un pestello di legno, schiacciate il lime in modo da fare fuoriuscire il suo succo. Aggiungete il gin e mescolate bene.
Per ultimi aggiungete i cubetti di ghiaccio, mescolate di nuovo e.... salud!
E poi... avete capito.
Risultato: oggi è come se mi abbiano passato sopra con un rullo compressore, sento ossa e muscoli indolenziti, lo stomaco gorgoglia e duole... insomma, tre cocktail molto allungati e due schifezze mi hanno distrutta... un tempo riuscivo a berne cinque o sei e a rimanere in piedi, allegra e festante...
aveva ragione Juluio: 33 anniii sono più di mezza vita...
martedì, aprile 04, 2006
Oggi ho parlato al telefono con un Gurkha nepalese stanziato a Shorncliffe nel visitor centre dei Gurkha... (penso di aver capito bene).
Lui è solo tre anni che è in Inghilterra e fa parte
dei Royal Gurkha Rifles...Loro, dei nepalesi, hanno in pratica liberato il mio paesello durante la Liberazione (ne sono morti 150 di Gurkha... 25 e 24 le altre perdite alleate, un'ottantina di tedeschi e 160 civili...). So che ora hanno una compagnia che si chiama proprio come il mio paesello...
Vabbé... al telefono ci sono state veramente le comiche... il mio inglese dovrebbe essere rinfrescato, peccato che non basterebbe un frezeer...
Cmq lui alla fine mi ha chiesto quanti anni ho, se sono single e se sto cercando marito.
Gli ho spiegato che in Italia noi giovani siamo un po' confusi, non c'è certezza di nulla, casa, lavoro, ecc. ecc.., quindi metter su famiglia non è proprio un mio pensiero...
Lui mi ha risposto: "ma io sono ricco!"
E mi ha detto che sia suo nonno che suo padre che suo zio sono Gurkha... e che c'è un ottimo piano previdenziale stanziato dalla Uk Army per le famiglie Gurkha...
Oddio... quasi quasi...
Ma non so se avete in mente il modello di bellezza Gurkha... e poi hanno quei coltellacci....
lunedì, aprile 03, 2006
Da www.corriere.it
lessi e Raimondi. Così è nata la banda dei muratori
Debiti, violenze e bella vita
Assassini per pagarsi le rate
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PARMA — Il sentiero sterrato che porta al luogo dove è morto Tommaso è una discarica fitta di alberi e di cose usate e sfatte. Accanto alle sterpaglie che nascondevano il suo corpo ci sono il resto di un bivacco, bottiglie rotte, lattine accartocciate, lo scheletro di una poltrona bruciata, uno stenditoio arrugginito. La strada è disseminata di preservativi, gomme bruciate, riviste porno. Anche le storie di questi tre orchi di provincia portano il segno della precarietà che ispira questo bosco trascurato, attraversato del sentiero che i locali chiamano «la strada delle puttane». La badilata sulla tempia di un bimbo di 18 mesi è l’enormità che conclude un percorso sempre ai margini, sempre alla ricerca della scorciatoia. Mario Alessi, il muratore, è da una vita che ci prova, a fare i soldi, sistemarsi, sempre pensando di essere un grammo più furbo degli altri. Le due denunce accumulate a Coenzo portano il timbro di falsa superiorità che ha esibito davanti alle telecamere.
Mario Alessi (Ansa)
Mario Alessi (Ansa)
Qualche giorno fa faceva appelli per la liberazione di un bambino che sapeva bene non sarebbe mai più stato libero; qualche anno fa rubava i cani alle pensionate della Bassa parmense, poi le chiamava a casa dicendo che aveva ritrovato Fido e gli dessero centomila lire per il disturbo, che se le meritava. Coenzo è uno di questi comuni attaccati l’un con l’altro sull’argine destro del Po, dove prete, maresciallo e geometra sono ancora le massime autorità, dove tutti si conoscono. Così la trinità del paese lascia filtrare l’inappellabile giudizio su un uomo chiuso e riservato, arrivato dalla Sicilia nel ’92. «Non è dei nostri». Al bar di Teresa Bove ci passava al mattino per caffè, grappino e pacchetto di Ms. Era partito con un lavoro fisso, alla «Vittur porte per ascensore» di Colorno lo avevano preso come facchino da una cooperativa di manovali, tre anni dopo l’avevano cacciato perché durante i continui mesi di malattia presi in azienda faceva il muratore per conto proprio. Per qualche anno aveva campato di lavoretti, aggiustando portoni, imbiancando le case sotto agli argini dove ogni tanto entrava il Po.
È così che ha conosciuto Antonella, figlia di Antimo Conserva e Cosima Faggiano, pugliesi di Mesagne, provincia di Brindisi. Fanno i rottamai, raccolgono i cavi elettrici in giro per sfilarne il rame. La striscia nera lasciata dal fiume sulla facciata della loro casa è ancora al suo posto, l’acqua era arrivata a lambire le finestre del primo piano. Antimo Conserva aveva comprato il casale in via Bocca d’Enza nel 1983, quando era tornato dalla Germania dove lavorava come muratore. Gli era costato poco perché è al fondo di una golena, appena il Po si alza va sott’acqua. Accadde nel ’94, danni per 26 milioni, quando Mario conobbe Antonella, si è ripetuto nel 2000. La donna che avrebbe dovuto custodire la prigionia di Tommaso è una tosta dal carattere forte, come il padre, noto per le sue sfuriate con i vicini. Mamma Cosima non era contenta di quella relazione, Alessi non le piaceva. Quando Antonella se ne andò di casa ne fece una malattia, un mezzo esaurimento nervoso. Aveva ragione lei. Nel 2000, era appena nato suo figlio, tornò da solo nella sua San Biagio Platani per le vacanze. Con un amico, aggredì una coppia che si era appartata. Legarono il ragazzo a un albero e lo costrinsero a guardare quel che facevano alla sua fidanzata. Le vittime erano minorenni.
Salvatore Raimondi al momento dell'arresto (Ansa)
Salvatore Raimondi al momento dell'arresto (Ansa)
La Cassazione stabilì che il fatto era così schifoso che le famiglie dei ragazzi avevano diritto al risarcimento dei danni. Alessi tornò da un anno di carcere, ottenne il mandato gratuito per la cascina dove viveva con Antonella nascondendo il suo passato recente. Niente affitto in cambio della ristrutturazione. I debiti salivano, i lavoretti scendevano. «Inaffidabile», dicono i suoi ultimi due padroncini. Alessi si avvitò in una vita agiata e in bilico, il calcestruzzo per costruire il gazebo, la tv, la stanza del bimbo e la macchina, tutti pagabili in rate mica tanto comode. Debiti, su debiti, più di 100 mila euro. Nel 2004, lavori di pavimentazione di un palazzo a Sorbolo, Alessi conosce Salvatore Raimondi, nato a Parma 27 anni fa, reputato in giro «uno strano». Il padre Calogero, anch’egli siciliano, ce l’ha fatta. Gira in Porsche, vive in una villetta a Sorbolo Levante, è titolare di una rosticceria in viale Piacenza, ne sta aprendo un’altra in via D’Azeglio. Il figlio ha buttato tutto. Non ha mai voluto lavorare con lui, ha preferito i mezzucci, legali o meno. Nel settembre 2001 lo condannano per porto abusivo di armi, l’anno seguente per rapina. È etilista, colleziona 12 denunce per ubriachezza molesta in tre anni. Ogni tanto, ma proprio ogni tanto, lavora come muratore, il resto del tempo lo dedica al suo status di piccolo borghese. Cambia di continuo casa, ultimo domicilio conosciuto un bell’appartamento nel centro storico di Parma, telefonino e scheda, al mattino va all’health center accanto al locale del padre, di sera aperitivo e donne da corteggiare nei night, anche se i soldi per quella vita proprio non ci sono. Quando Alessi gli parla del suo piano, accetta subito. Tommaso è stato ammazzato per questo, soldi veloci e facili. Una coppia doveva pagare le rate della lavatrice, il loro complice aveva la cambiale della palestra e della Telecom in scadenza. È già stato scritto, che il male è sempre una cosa banale.
Marco Imarisio
03 aprile 2006
lunedì, aprile 03, 2006
Potete andare
qui e votare per il mio racconto?ovviamente se vi piace...