Resconto del mio we.
Venerdì lavoro fino alle 20 poi devo correre a Bologna. Devo leggere il pezzo sul pompino con musica di Quark sotto nello spettacolo di questa splendida e unica donna, anzi di quella
piccantissima gnocca escatologica che è Antonietta Laterza.
Se siete di Bologna e dintorni andate a vedere un suo spettacolo.
Bene, lo spettacolo era in piazza Verdi. C'è stato solo un problema. Chi saliva sul palco aveva uno sconto sulla birra a le scuderie. Penso di averne bevute sette, o otto. Non so.
Dopo lo spettacolo sono andata in un pub con Antonietta e i suoi amici. Non ricordo nulla della conversazione. Tranne che si parlava, a un certo punto, del mio essere bionda. Un amico di Antonietta diceva che sarei stata meglio mora. Che dovevo smetterla con la fase grassa e con la fase bionda. Mi dispiace, sono dipendente da entrambe (e dalla birra).
Poi so solo che a un certo punto stavo salendo sul ponte di via Mattei (è quello che passa sopra la ferrovia) e mi sono ritrovata in casa di Antonietta. Una casa tutta bianca, con un divano leopardato, una tv al plasma enorme... e un tappeto rosso morbidissimo, sul quale sono collassata.
Mi sono risvegliata verso le sei del mattino, gli amici stavano uscendo.
"Cate stai qui, vero?"
Io: "Nooo... c'è Pinky! Pinky a casa da sola!"
(questo ovviamente mi è stato riferito io non ricordo)
Poi mi sono svegliata alle 11 in una stanza tutta rosa, con le lenzuola verdi e alcuni simpatici pupazzetti. Due anfibi, quelli di antonietta, troneggiavano sul mio culo. Anche lei, forse non più lucida, si era appoggiata dove poteva.
Fatti i saluti sono uscita, dovevo andare a lavorare.
Solo che una volta scesa dalla casa di antonietta, con mal di testa a manetta, sporca e sudata, non sapevo dov'ero.
Mi circondava una bologna sonnacchiosa da trada mattinata del sabato, quasi mezzogiorno, deserta solo come certi vialetti alberati vicino al chiassosissimo centro possono essere.
Ricordavo vagamente il ponte di via Mattei e un piccolo bar dove ci eravamo fermati (e ti pareva).
Dopo aver vagato per qualche minuto arrivo al ponte e comincio l'attraversata sotto il sole cocente, con la testa che ronzava.
Arrivata dall'altra parte mi accorgo di un dettaglio: cazzo, sono davanti alla redazione del mio giornale! E se scende qualcuno mi vede e dice: "Ma non dovevi essere a Imola a fare le pagine di oggi?"
E così è stato...
Per fortuna le persone in questione sono state molto discrete...
Bene
Sono arrivata dopo un lungo vagare, dopo molto sudare, al posto dove c'era la macchina. "C'era" perché me l'avevano rimossa. L'avevo messa davanti a un cantiere e avevo letto, con la parte dormiente del cervello, un cartello che diceva che il cantiere sarebbe stato ECCEZIONALMENTE aperto di sabato mattina. Io ovviamente non pensavo di rimanere a dormire a Bologna tutta notte.
Per fortuna un mio amico abita lì vicino. Vado da lui. E' un po' scosso perché è tornato nottetempo dal concerto degli stones.
Sconvolti andiamo al parcheggio Tanari. 110 euro si volatilizzano dal mio bancomat in due pigiate di numeri.
Cazzo.
Attraversiamo il parcheggio sotto il solo dell'una. E' caldissimo. Ci sono auto mai ritirare, sporche, con scritte incomprensibili sopra, delle x o delle s, deve essere il particolare codice che usano in quei depositi per indicare il grado di "perdizione" delle auto.
Alcune sono state bruciate. Una roulottes porta i segni di un bivacco prolungato. Vorrei sapere la storia di quelle macchine, dei loro padroni, chissà che fine hanno fatto. Magari le hanno abbandonate per sparire per sempre. Oppure sono le macchine di suicida.
Riccio, il mio amico, più prosaicamente commenta: "certo che la demolizione costa..."
Arriviamo alla mia macchina.
Dopo aver scaricato Riccio a casa mi rendo conto che non ho più benzina.
Mi fermo al primo benzinaio che trovo. E' una di quei distributori spersi in mezzo alla pianura che se non ci fosse un cartello con scritto "Fossamarza" o "Castenaso" vicino penseresti di essere in texas.
La macchina fa un sonoro sobbalzo quando sono parallela alla pompa.
La benzina è finita del tutto. Per un momento mi sento fortunata.
Per un momento.
Primo problema: non ho mai fatto benzina da sola. Io vado a metano, le poche volte che ci metto dieci euro di benzina non faccio altro che spostare di pochi metri la macchina le il solerte ragazzolo che mi ha attaccato al metano mi fa anche i 10 euro di benzina.
Così prima mi attacco come una disperata al tappo. Faccio alcuni gemiti da partoriente e non riesco ad aprirlo.
ci riprovo.
no, è bloccato.
cazzo.
devo cercare aiuto. Vado verso la strada. La San Vitale è deserta, alle 14 di pomeriggio del 6 luglio la gente o è in casa davanti alla tv, con le tapparelle abbassate e con una bibita ghiacciata in mano o è al mare, al bagno Vanda di Casalborsetti, con l'ombrellone abbassato, una birra in mano e il pacco nell'altra.
Non c'è nessuno. Nessun uomo forte e gentile che mi possa aiutare.
Dopo qualche minuto intravedo da lontano una vespina. Sopra c'è un marocchino. Mi sbraccio e urlo: aiutooo!.
E succede una cosa strana. Mi avvicino ancora di più alla strada, sono quasi in mezzo alla carreggiata. Non so, sarà il mio aspetto sfatto, il mio odore di cantina bruciata, i miei capelli sconvolti, il sudore che mi gronda nei globi oculari facendomi corrugare la faccia. Ma il marrocchino spinge sull'acceleratore. Vedo il vespino aumentare di velocità. No! urlo. E provo a mettermi in mezzo alla strada. Lui mi scarta veloce e scappa. Cavolo, faccio paura persino agli extra.
Torno alla pompa di benzina e dopo altre 4 o 5 bestemmie sacramentate ai campi della bassa scopro una cosa: se l'auto è chiusa a chiave il copritappo non si apre. Apri l'auto e il copritappo si apre.
Bene.
Vado alla pompa con il bancomat in mano (i liquidi li ho tutti spesi la sera prima in liquidi... appunto). E lì ho l'amara sorpresa: al posto della fessura del bancomat c'è un pezzo di scotch nero, di quelli da cavo elettrico, e da lì spenzola un foglietto con su scritto: no bancomat.
(continua)