lunedì, luglio 30, 2007


fermo restando che secondo me ognuno può far quel cavolo che gli pare, anche sfasciarsi di droga, fare sesso con un inguana (purché sia consenziente) io mi chiedo come è possibile che questo deputato, Cosimo Mele, con questa faccia così, uno dell'Udc per giunta!, avrebbe speso i nostri soldi per comprare cocaina (lui dice di no, che la ragazza si impasticcava da sola), appartarsi con due "signore" (lui dice che era solo una, l'altra era passata per fare un saluto), forse prostitute d'alto bordo, in un hotel di lusso, dare vita a un'orgetta con droga e poi ritrovarsi una delle due collassata e doverla portare all'ospedale e ritrovarsi sputtanato il giorno dopo su tutti i giornali.
Ma non lo so, con una faccia così! che fa tanto brodino caldo, nanna alle 9 con borsa calda d'inverno e ventilatore a palla d'estate... uno così! che sa tanto di preghiera detta dal primo banco della chiesa.
E ora cosa scopriremo? Che Rosy Bindi balla la lap dance nei locali lesbo?
Che Prodi usa la mortadella anche per i giochi erotici?
Che Berlusconi riesce a scopare senza viagra?
Dove andremo a finire!
Fabrizio Corona, pensaci tu! Tu unico vero censore! Tu santo inquisitore tatuato e prezzolato! Sputtanali tutti!

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categoria:gossip
lunedì, luglio 23, 2007
No, non sto parlando della civetta di Harry Potter (a proposito ho saputo che finisce arrostita per sbaglio nel pentolone di Agrid) ma di lei, la mitica Edwige.
Oggi per lavoro stavo facendo una ricerca su Edwige Fenech e ho trovato alcune cose simpatiche. Innanzitutto che è nata a Bona, nell'Algeria francese, quando si dice che a volte i nomi contengono un destino.
In secondo luogo che è nata la Vigilia di Natale, quindi come me si è vista usurpare il compleanno.

Poi ho letto l'elenco dei titoli del suoi film e ho riso per mezz'ora. Fa bene alla salute, provate.
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lunedì, luglio 23, 2007
Io non voglio fare la giornalista... voglio fare l'artista...
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mercoledì, luglio 18, 2007


No, non ho letto la copia piratata nei siti di scambio dell'ultimo libro che chiude la saga da me molto amata di Harry Potter.
Si dice che moriranno due personaggi principali, Agrid (tra i miei preferiti!) ed Ermione (condannando il povero Ron a una vita di seghe magiche, tanto che inventerà l'incantesimo del Lombricus Marmoreus per tramutare il suo pisello in marmo e non sentire più nulla).
Cosa ne sarà di Harry? Morirà come temono i fan? Vivrà? Come temono le mamme che dovranno andare a comprare altri libri, dvd e gadget vari?
Non so, ma date retta a me che di favole e di film ne ho letti e visti un sacco.
E poi, non so perché, sento di avere un legame cosmico con la Rowling (anche se dal conto in banca non si direbbe). Pensate che quando lei ha avuto la terza figlia, Meckenzie, io avevo appena comprato una pianta e l'avevo chiamata con lo stesso nome (era una Kenzia). Se non è un segno questo...
Secondo me Harry Potter né vivrà né morirà.
E' dall'inizio del libro che la Rowling ce la smena con il fatto che lui e Voldemort sono uniti, sono la stessa metà di una stessa cosa (la loro bacchetta viene dalla piuma della coda della medesima fenice, orfani tutti e due, tutti e due figli di una babbana e di un mago, la cicatrice sulla fronte di Harry che ha tutta l'aria di essere l'ultimo Horcrux di Voldemort... vabbé la smetto subito). Credo semplicemente che alla fine queste due metà si uniranno e saranno un'altra cosa.
Il bene e il male uniti in un'unica persona. Un concetto che un americano non potrebbe concepire (vivendo gli americani in una nazione che unisce tanto bene e tanto male nello stesso calderone) infatti il libro l'ha scritto una britannica.
Il bambino che diventa uomo perché scopre e accetta il male che è in lui.
Non so, magari mi sbaglio...
postato da: Cate alle ore 20:40 | Permalink | commenti (14)
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martedì, luglio 17, 2007


foto alfredo pizzoli

Fa tutto l'alternativo, lo yogi, il cavalieri jedi del sesso tantrico, il maestro ambientalista, il riscopritore di antiche musiche del passato, quello per la biodiversità... e poi leggo questo:

Il cantante Sting e la moglie Trudie Styler dovranno pagare 51 mila dollari di risarcimento alla loro ex-cuoca Jane Martin. Lo ha stabilito il tribunale di Londra. Lo chef ha accusato la coppia di discriminazione sessuale in quanto è stata licenziata per essere rimasta incinta.

Cioé non era buona la Trudie di sbollentare il tofu o di sgocciolare i germogli di soia al maritino per tre mesi?
A parte che più la guardo e più mi chiedo come mai Peter Jackson non l'abbia chiamata per il Signore degli Anelli, nella parte di Nonna Elfa.
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lunedì, luglio 16, 2007
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venerdì, luglio 13, 2007
A leggere in pubblico il pezzo sul pompino emiliano si cucca di brutto. In entrambe le occasioni ho, scesa dal palco, incontrato uomini che volevano saperne di più della mia ricerca scientifica.
Il primo però non mi è piaciuto, non aveva capito che era tutta una presa per il culo e mi ha chiesto serio: "Ma davvero hai scritto un trattato sulla fellatio?". Ecco, a me se uno non c'ha l'ironia può essere bello come Brad Pitt, dotato come Rocco Siffredi che mi si secca tutta...
Il secondo invece è stato un ragazzone di colore. Alto e non male, peccato che i suoi denti erano come le lapidi di un cimitero inglese, tutte irregolari, una sù, una giù, una a mezzo...
Lui mi si è avvicinato e con sorrisone furbo e mi ha chiesto: "Tu spiegare me cosa significare tuo scritto?".
Ok, lo so, è politicamente scorretto far parlare i ragazzi di colore in questo modo, ma che ci posso fare se sono politicamente scorretta?
Io gli ho spiegato la mia teoria. E lui ha risposto: "così le donne oltre a non fare tanti figli e a non morire di parto si nutrono anche! Dovremmo farlo anche noi in Africa!". (ecco e poi sono io la politicamente scorretta).
Ovviamente la conversazione è finita lì, anche se il giovane sembrava interessato. Vabbé ma io la fase sperimentale l'ho finita, sono sulla ricerca teorica pura.
A me di grosso, lungo e nero ormai piace solo il magnum algida.


sì è quella gran porca di Elisabet Hurley che da quando ha smollato l'Ugo Grant non sa più cosa inventarsi.
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mercoledì, luglio 11, 2007
Cosa fare? Non passa nemmeno un'auto.
Ho il cellulare scarico, nel senso che è spento, e inoltre non ho, come capita spesso, un'euro di credito.
Mi incammino verso Castenaso.
Non vi dico tutte le madonne che ho sparato durante la strada, avete presente il monologo di Benigni in "Berlinguer ti voglio bene?", ecco io, sono stata molto più volgare.
Arrivata a Castenaso ho fatto il pieno di acqua, denaro, e sono ripartita per il viaggio a ritroso. La strada era deserta, sentivo il ronzio delle tv, i gingle pubblicitari e l'odore di pasti appena consumanti. Il mio stomaco era invece sold out. Mi sono sentita immensamente sola.
Un'alcolista appiedata in mezzo alla strada.
Dopo aver fatto benzina sono tornata a casa.
Appena varcata la soglia chi c'era? Pinky!!!
Mi ha fatto mille feste, era stata tutta la notte da sola, lei che dorme sempre con me, e mi si rotolava addosso.
In quel momento mi sono sentita come si deve sentire Kate Moss quando rientra da una notte di bagordi con Pete e Lila Grace piange, come si deve essere sentita Cher tutte le volte che rientrava tardi dallo Studio 54  e Castity stava sola con la tata, come Courtney che, ancora mezza fatta, doveva dare il buongiorno a Frances Bean. Mi sono sentita in colpa. Vabbé, è un cane, non un figlio, ma per me fa uguale.
Pinky voleva delle coccole, ma io dovevo vomitare. Scaricati un po' di succhi gastrici nel cesso, fatta una bella doccia mi sono dedicata a mia "figlia". Peccato però per una cosa: ora che stavo bene il mio unico pensiero era andare a letto. Errato, dovevo andare a lavorare. Il sabato sono tra l'altro sola con il collaboratore.
Per fortuna la doccia e la vomitata avevano avuto il loro effetto taumaturgico e stavo meglio. Così è stato.
Appena arrivata in redazione il solito problema dei sabati di luglio in una piccola città: non c'è un cazzo fritto di notizia. Anzi, se ci fosse un cazzo fritto di notizia sarebbe già qualcosa, un'apertura di nera in stile Lorena Bobbit.
E poi Imola non è una città vacanziera, non si possono fare articoli tipo: "sono tornate le svedesi in riviera" oppure "i galateo dell'ombrellone" (ucciderei pur di scrivere ste cagate a vita).
Ma, dopo un po' di telefonate a vuoto, mi arriva un aiuto dall'alto. Un segno. I testimoni di Geova.
Un bel comunicatone con foto di una mega riunione di testimoni... fantastico. Ci facciamo una bella apertura. Il regno dei cieli sulla terra o che cavolo è mio.
Mentre sto passando questo splendido comunicato con foto mi arriva un'altra telefonata.
Una signora si congratula con noi per aver scritto sullo stato di degrado di una chiesa.
Bene, non sa che chi ha scritto il pezzo, il mio collega, è un comunista ateo e anticlericale.
Io sono solo atea e anticlericale (e forse un po' molto liberale) e quando la vecchietta conclude dicendo: "Signorina, Dio la benedica! Vedrà che ciò che ha fatto le porterà bene in questa terra e se non in questa nell'aldilà..."
Stavo per scoppiare a ridere quando, seriamente, visto il fine settimana ho detto: "Scusi, non è che si può avere un aticipino?"
E non vi ho ancora parlato di domenica...
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categoria:avventure
martedì, luglio 10, 2007
Resconto del mio we.



Venerdì lavoro fino alle 20 poi devo correre a Bologna. Devo leggere il pezzo sul pompino con musica di Quark sotto nello spettacolo di questa splendida e unica donna, anzi di quella piccantissima gnocca escatologica che è Antonietta Laterza.
Se siete di Bologna e dintorni andate a vedere un suo spettacolo.

Bene, lo spettacolo era in piazza Verdi. C'è stato solo un problema. Chi saliva sul palco aveva uno sconto sulla birra a le scuderie. Penso di averne bevute sette, o otto. Non so.
Dopo lo spettacolo sono andata in un pub con Antonietta e i suoi amici. Non ricordo nulla della conversazione. Tranne che si parlava, a un certo punto, del mio essere bionda. Un amico di Antonietta diceva che sarei stata meglio mora. Che dovevo smetterla con la fase grassa e con la fase bionda. Mi dispiace, sono dipendente da entrambe (e dalla birra).
Poi so solo che a un certo punto stavo salendo sul ponte di via Mattei (è quello che passa sopra la ferrovia) e mi sono ritrovata in casa di Antonietta. Una casa tutta bianca, con un divano leopardato, una tv al plasma enorme... e un tappeto rosso morbidissimo, sul quale sono collassata.
Mi sono risvegliata verso le sei del mattino, gli amici stavano uscendo.
"Cate stai qui, vero?"
Io: "Nooo... c'è Pinky! Pinky a casa da sola!"
(questo ovviamente mi è stato riferito io non ricordo)
Poi mi sono svegliata alle 11 in una stanza tutta rosa, con le lenzuola verdi e alcuni simpatici pupazzetti. Due anfibi, quelli di antonietta, troneggiavano sul mio culo. Anche lei, forse non più lucida, si era appoggiata dove poteva.
Fatti i saluti sono uscita, dovevo andare a lavorare.
Solo che una volta scesa dalla casa di antonietta, con mal di testa a manetta, sporca e sudata, non sapevo dov'ero.
Mi circondava una bologna sonnacchiosa da trada mattinata del sabato, quasi mezzogiorno, deserta solo come certi vialetti alberati vicino al chiassosissimo centro possono essere.
Ricordavo vagamente il ponte di via Mattei e un piccolo bar dove ci eravamo fermati (e ti pareva).
Dopo aver vagato per qualche minuto arrivo al ponte e comincio l'attraversata sotto il sole cocente, con la testa che ronzava.
Arrivata dall'altra parte mi accorgo di un dettaglio: cazzo, sono davanti alla redazione del mio giornale! E se scende qualcuno mi vede e dice: "Ma non dovevi essere a Imola a fare le pagine di oggi?"
E così è stato...
Per fortuna le persone in questione sono state molto discrete...

Bene
Sono arrivata dopo un lungo vagare, dopo molto sudare, al posto dove c'era la macchina. "C'era" perché me l'avevano rimossa. L'avevo messa davanti a un cantiere e avevo letto, con la parte dormiente del cervello, un cartello che diceva che il cantiere sarebbe stato ECCEZIONALMENTE  aperto di sabato mattina. Io ovviamente non pensavo di rimanere a dormire a Bologna tutta notte.
Per fortuna un mio amico abita lì vicino. Vado da lui. E' un po' scosso perché è tornato nottetempo dal concerto degli stones.
Sconvolti andiamo al parcheggio Tanari. 110 euro si volatilizzano dal mio bancomat in due pigiate di numeri.
Cazzo.
Attraversiamo il parcheggio sotto il solo dell'una. E' caldissimo. Ci sono auto mai ritirare, sporche, con scritte incomprensibili sopra, delle x o delle s, deve essere il particolare codice che usano in quei depositi per indicare il grado di "perdizione" delle auto.
Alcune sono state bruciate. Una roulottes porta i segni di un bivacco prolungato. Vorrei sapere la storia di quelle macchine, dei loro padroni, chissà che fine hanno fatto. Magari le hanno abbandonate per sparire per sempre. Oppure sono le macchine di suicida.
Riccio, il mio amico, più prosaicamente commenta: "certo che la demolizione costa..."
Arriviamo alla mia macchina.

Dopo aver scaricato Riccio a casa mi rendo conto che non ho più benzina.
Mi fermo al primo benzinaio che trovo. E' una di quei distributori spersi in mezzo alla pianura che se non ci fosse un cartello con scritto "Fossamarza" o "Castenaso" vicino penseresti di essere in texas.
La macchina fa un sonoro sobbalzo quando sono parallela alla pompa.
La benzina è finita del tutto. Per un momento mi sento fortunata.
Per un momento.
Primo problema: non ho mai fatto benzina da sola. Io vado a metano, le poche volte che ci metto dieci euro di benzina non faccio altro che spostare di pochi metri la macchina le il solerte ragazzolo che mi ha attaccato al metano mi fa anche i 10 euro di benzina.
Così prima mi attacco come una disperata al tappo. Faccio alcuni gemiti da partoriente e non riesco ad aprirlo.
ci riprovo.
no, è bloccato.
cazzo.
devo cercare aiuto. Vado verso la strada. La San Vitale è deserta, alle 14 di pomeriggio del 6 luglio la gente o è in casa davanti alla tv, con le tapparelle abbassate e con una bibita ghiacciata in mano o è al mare, al bagno Vanda di Casalborsetti, con l'ombrellone abbassato, una birra in mano e il pacco nell'altra.
Non c'è nessuno. Nessun uomo forte e gentile che mi possa aiutare.
Dopo qualche minuto intravedo da lontano una vespina. Sopra c'è un marocchino. Mi sbraccio e urlo: aiutooo!.
E succede una cosa strana. Mi avvicino ancora di più alla strada, sono quasi in mezzo alla carreggiata. Non so, sarà il mio aspetto sfatto, il mio odore di cantina bruciata, i miei capelli sconvolti, il sudore che mi gronda nei globi oculari facendomi corrugare la faccia. Ma il marrocchino spinge sull'acceleratore. Vedo il vespino aumentare di velocità. No! urlo. E provo a mettermi in mezzo alla strada. Lui mi scarta veloce e scappa. Cavolo, faccio paura persino agli extra.
Torno alla pompa di benzina e dopo altre 4 o 5 bestemmie sacramentate ai campi della bassa scopro una cosa: se l'auto è chiusa a chiave il copritappo non si apre. Apri l'auto e il copritappo si apre.
Bene.
Vado alla pompa con il bancomat in mano (i liquidi li ho tutti spesi la sera prima in liquidi... appunto). E lì ho l'amara sorpresa: al posto della fessura del bancomat c'è un pezzo di scotch nero, di quelli da cavo elettrico, e da lì spenzola un foglietto con su scritto: no bancomat.
(continua)
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categoria:amiche, avventure
giovedì, luglio 05, 2007
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mercoledì, luglio 04, 2007

da www.dimenticatoio.it

Ieri sera ho avuto un successo personale che vorrei condividere con voi. Ora non pensiate che mi sia montata la testa. Chi mi conosce sa quanto per me, persona molto estroversa e all'apparenza superdisinvolta, sia veramente difficile parlare in pubblico. A una platea. Io sono capace di rintronare di chiacchiere nelle conversazioni visavì ma non sono assolutamente capace di tenere un discorso pubblico. Sto male ore prima e durante l'esibizione non capisco nulla, sono solo frastrornata e basta. Insomma non sono come quelli, in genere attori, che dicono: sono emozionato prima poi, accese le luci del palcoscenico, mi passa tutto. Sti cazzi.
Allora ieri sera ero stata invitata a una serata a vicolo Bolognetti.
Ero molto agitata.
Il mio pezzo era il più breve, per fortuna.
Bene, è stata un'ovazione. Ho ricevuto più applausi di tutti (ok, lo so che queste cose non si dovrebbero dire, ma se è vero che ci posso fare?) e alla fine una drag queen che aveva fatto un'imitazione troppo forte di Mina mi ha detto: "ci hai azzerati tutti, noi che ci struggiamo a cercare metafore e tu lì, buona buona, ci hai stesi".
Io ero molto contenta.
il testo che ho letto è tratto dal libro che sarà pubblicato e i vecchi lettori del mio blog dovrebbero conoscerlo.
Il pezzo si chiama:

La genesi del pompino emiliano.
Come accompagnamento immaginate la musica di Quark, l'opera di Bach sulla 5 corda per arpa e voce.
Io la leggo con tono calmo e pacato, sono molto seria, come se stessi facendo davvero una spiegazione scientifica.

Eccolo:
Molti di voi si saranno chiesti da dove viene la leggenda che le emiliane, le bolognesi in particolare, eccellono nella fellatio. Io ho fatto una ricerca e posso raccontarvi, con precisione scientifica, come sono andate le cose.
(parte la musica di Quark) «Secoli fa l’Emilia, la Bassa per la precisione, era una regione molto povera, c’erano solo paludi e boschi pieni di ratti e uccellacci magrissimi, al massimo si poteva cucinare qualche gambero di fiume, assieme alla polenta, oppure qualche passerotto, tutti animali che però non ne hanno mica tanta di carne. Le anguille fritte e impanate non erano ancora state inventate e mangiar rane era considerata una barbarie. I pescigatto al sugo erano appannaggio solo delle classi abbienti, come le piadine e i tortellini. Bene, in questa povera terra, fare molti figli per una famiglia di contadini poteva essere fatale. Dopo che te ne facevi dei figli? Non potevi metterli nell’orto perché avevi solo l’acquitrino, le risaie non c’erano ancora, così le donne dovettero industriarsi per evitare le gravidanze».
«E inventarono il pompino emiliano che ormai, come ben sapete, è rinomato in tutto il mondo. La moglie brava a succhiare il marito poteva evitare molte gravidanze (quelle che usavano altri metodi si ammalavano di infezioni rettali tipiche delle zone paludose e morivano). Così, la brava pompinara, adesso non ricordo il nome latino del termine, evitava alla propria famiglia altre bocche da sfamare e, visto come andavano allora i parti, salvava la propria vita».
«Di generazione in generazione, le femmine abili nel suggere l’apparato genitale maschile sono sopravvissute a quelle meno abili, questo nei secoli ha causato una vera e propria modificazione genetica, che avalla una volta per tutte la teoria dell’evoluzione di Darwin, e così ora noi donne della Bassa ci troviamo portatrici sane di questa abilità e gli uomini, anche forestieri, possono godere dei frutti di anni e anni di selezione della specie femminile». «Quindi, quando i vostri uomini vi chiederanno perché e per come siete brave a succhiare il loro pene, quanti ne avete avuti prima e se il loro è grosso abbastanza. La semplice risposta è: evoluzionismo, tesoro»
 
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lunedì, luglio 02, 2007


Ieri ho lavorato dalle 17 alle 21 alla fiction, scritta e spedita...
Per tutto il tempo la mia piccola Pinky è stata accanto a me in redazione (io non ho il pc a casa, scelta dettata da motivi di salute mentale: NON POSSO SCRIVERE ANCHE ALLA SERA, ma so che questo comprometterà la mia carriera di scrittrice).
Pinky se ne stava nella sua cuccetta dietro alla mi scrivania, dormicchiava, e quando mi giravo per guardarla o darle una grattatina alla pancia mi ricambia-va con uno sguardo pieno di affetto (vedi foto).
Sono arrivata a casa mezza sfracca, ho mangiato un panino in un bar scalcinato, lei era sempre con me, ha annusato per circa mezz’ora i piedi di un tavolo da biliardo, poi, anche se si vedeva che aveva tanta, ma tanta, voglia di giocare, è venuta a letto senza fare tante storie.
Niente giretto.
Alla mattina mi sono svegliata e lei, come sempre, ha atteso che mi alzassi per alzarsi anche lei. Prima, come è ovvio, è salita sul letto per la mezz’ora di coccole, e leccate di faccia, di rigore.
Quando la lascia a casa, perché devo andare a lavorare, mi accoglie tutta festosa, appena mi metto a sedere sul divano mi salta addosso (in particolare sulla pancia), poi corre come una pazza, mi dà una leccatina su una guancia e poi scappa, ripete l’operazione dieci-dodici volte, è così felice che spesso si cappotta su se stessa.
Bene, sapete qual è il mio primo pensiero: “basta... basta... troppo affetto, troppo”.
I cani ti danno troppo affetto.
In quei momenti penso alla mia gatta. E alla pace che c’era con lei.
Tornavo a casa e lei ronfava già nel letto, bella sdraiata, mi guardava e con quegli occhi capaci di parlare sembrava dicesse: “Perché vorresti anche dormire? proprio qui?”.
I gatti ti danno l’impressione di sceglierti, credi di instaurare un rapporto profondo, fatto di sguardi, gesti rituali, scazzi profondi e struggenti riappacificazioni piene di fusa.
I cani no. I cani ti vogliono bene comunque, anche a chi li mena.
L’altro giorno leggevo un articolo di Giorgio Celli dove diceva che gli artisti amano i gatti, perché li lasciano più liberi, mentre i cani sono preferiti dagli scienziati.
Poi ho pensato alle donne. Alle donne che scelgono uomini gatto e a quelli che scelgono uomini cane.
Gli uomini gatto sfuggono, non sai mai dove sono, e se mangiano solo dalla tua ciotola. Alla notte non sai quando rientrano, se rientrano. Ti cercano quando hanno bisogno di cibo, e di coccole. Loro non fanno mai errori e se li fanno iun po’ è sempre colpa tua. Sono bravissimi a farti sentire in colpa e a svignarsela, oserei dire sgattaiolare, da ogni responsabilità. I rapporti con gli uomini gatto sono fatti di silenzi, e che silenzi, che tu riempi di chissà quante cose, di chissà quanti discorsi. Gli uomini gatto non li conosci mai veramente, perché, alla fine, sei tu che decidi come sono. Nelle loro pupille a spicchio ci proietti chissà quanti intensi sentimenti, chissà quanti profondi pensieri. Mentre loro magari stanno pensando solo a un boccone di pesce. O a un’altra gattina. E a volte ti chiedi quando crescerai, quando smetterai di far coincidere l’ansia dell’abbandono, qualsiasi abbandono, con l’amore, e la crudeltà, il silenzio, l’incapacità di amare, con la solita e ritrita frase: “Ha paura dei suoi sentimenti?”. E se non ne avesse? Non più di un gatto randagio affezionato intendo.
Gli uomini cane ci sono sempre. Troppo. Ti chiamano tre volte al giorno, ti mandano messaggi pieni di affetto. Hai un desiderio? L’uomo cane lo realizza. Cambi programma all’ultimo minuto? L’uomo cane non batte ciglio. Gli uomini cane hanno bisogno di cibo e coccole pure loro ma sono più contenti se li condividono sempre e solo con te. Se li sgridi, si sentono in colpa. E fanno di tutto per farsi perdonare anche quando la colpa non è loro. Sono fedeli, non a caso il cane è simbolo di fedeltà, e quando non lo sono sono talmente dilaniati dal senso di colpa che, con la coda tra le gambe, e anche un po’ per sentirsi vigliaccamente amati, te lo vengono a dire. Il rapporto con gli uomini cane è fatto di ordini, bastoni e carote, schiaffetti e carezze, che tu, ovvio, dai a loro. Non il contrario. E’ fatto anche di coccole, lunghissime leccate di guance e orecchie, e passeggiate nei parchi. A volte però ti chiedi se questo è vero amore, o bisogno che qualcun altro dia una forma alla loro vita perché non ne sono capaci. Se non hanno bisogno di qualcuno, un padrone, che dia loro un ruolo, perché loro proprio non saprebbero altrimenti che fare...
Sapete che vi dico?
Basta con gli animali.
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categoria:animali