Quale segliereste tra questi strilli da retrocopertina (del mio libro)?
L’AUTRICE. ... ... è nata a Castel San Pietro Terme (Bo). Laureata in Scienze della Comunicazione a Torino, dopo una breve parentesi cittadina è tornata nella campagna emiliana dove vive e lavora come giornalista. Il suo lavoro la porta spesso a con-tatto con storie e personaggi della Bassa emiliana che, se non scritti, andrebbero irrimediabilmente perduti.
1)«Il mio primo grande amore l’ho incontrato come s’incontrano quasi tutti i grandi amori: per sfiga. Era un ragazzone invecchiato senza grazia e fascino e, soprattutto, senza che nessuno l’avesse avvertito. Uno di quelli che si sbronzano a vent’anni con gli amici, dicono frasi sceme alle ragazze, vanno regolarmente in bianco, si addormentano rintronati dalla birra e dai “no” e quando si svegliano hanno già quarant’anni (e placidamente si girano per riprendere a ronfare)».
2)«A me piace pensare di avere il pendolo dell’anima tarato sui tempi di evoluzione di un lontano corpo celeste, eccolo, è là che penzola da una stella, oscillando senza criterio e spassandosela nel cielo notturno».
3) «E’ bello, ma un po’ spaventoso qua», commentai e un volatile mi rispose con un latrato. «Sì, nemmeno gli uccellini cinguettano».
4) «Scopa con chi vuoi, trombati anche un’intera famiglia come ha fatto Spartaco, non guardare in faccia a nessuno se si tratta di stare con un uomo che ti piace. Fregatene di tua madre, di tua sorella, della tua mi-gliore amica. E anche di un marito, se mai ne vorrai uno. Non devi essere fedele a nessuno, tranne che a te stessa. Ma sta attenta, perché l’unico vero grande peccato è fare male agli altri. Quindi taci, taci sempre. Tieniti per te le tue schifezze e non fare pagare al mondo quello che fai. Infine, l’unico autentico consiglio vero che posso darti è di non ingannarti mai, di avere sempre presente con chi stai andando, cosa ti può dare e, soprattutto, cosa stai cercando. Il torto più grande che possiamo fare a noi stessi, e quasi sempre facciamo, è quello di ingannarci, di passare il tempo a cercare le cose dove non sono, e tentare di cavare il sangue dalle rape. Come stai facendo tu».
5) «Mi buttai nel canale emiliano. Dopo l’ultima telefonata del porcone, dopo l'ultima confessione di mia madre, per un’intera giornata seguii una dieta a base di birra e whisky viaggiando ubriaca con la macchina per le lunghe strade della Bassa, vie che non portavano a nulla, Marmorta, Molinella, Portonovo, San Martino in Argine, Spazzate Sassatelli. Piansi ad Argenta, perdetti il senno a Campotto e, a notte inoltrata, mi gettai».
IL LIBRO. Alice non è la classica “bruttina” lievemente sovrappeso a cui la letteratura ci ha abituati. Una che alla fine del libro fa un lavoro decente e sposa l’uomo (pure bello) che la ama da sempre nell’ombra. Alice è una donna brutta, brutta per davvero. Alta 185 centimetri e pesante circa 140 chili, vive in un paesino della Bassa emiliana, Guazza del Re. Alice è orrenda fuori, ma pure dentro non rifulge di grande splendore. Nasce, un infausto giorno di Natale, in una famiglia quantomeno scombinata. Il padre Alfio, fugge poco dopo, la madre Attilia, è “Lexotan dipendente”, e la sorella, Giorgia, bellissima, è l’immagine vivente di come sarebbe la vita di Alice se il suo corpo fosse “normale”. Attorno scorre la vita di un paesino dimenticato in mezzo alle campagne dell’Emilia e si susseguono assurdi corteggiatori: il dottor Chiatta, perverso dietologo, il Brus, esempio di penefattore, il Vanis, il cugino satiro. Su tutti spicca Spartaco Benelli, pescatore alcolizzato, passaggio generazionale obbligato per tutte le donne di quel piccolo paese. Una storia di crescita, tra le fossi, cavedagne e pesci siluro, di una donna nata già troppo cresciuta.
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