martedì, ottobre 30, 2007
la mia vita è solo tastiera e letto.
letto per dormire
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sabato, ottobre 27, 2007
Guardatevi Lost in translation e poi, forse, capite il mio stato d'animo.

Sento che in questo momento
non c’è nessun modo di sapere

le foglie cadenti nella notte
chi può dire dove stanno soffiando
libere come il vento
e mi piacerebbe imparare perché
il mare nella corrente
 non può girarsi.

Più di questo
non c’è nulla
Più di questo
non c’è nulla
dimmi una cosa sola
sai che non c’è nulla

E’ stato bello per un po’
non c’è modo di sapere
 i sogni nella notte
chi può dire dove vanno

Nessuna preoccupazione al mondo
e forse imparerò perché
il mare nella corrente non può di girarsi.

Più di questo
non c’è niente
più di questo
dimmi una sola cosa

Più di questo
lo sai che non c’è niente

 
postato da: Cate alle ore 18:11 | Permalink | commenti
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lunedì, ottobre 22, 2007




Scrivo queste cose perché altrimenti andrebbero irrimediabilmente perdute come, citando Blade Runner, lacrime nella pioggia.

Solito bar. Niente birra.
Il manovale molesto era con il suo amico countadén e non so cosa stavano parlottando. Poi il manovale come al solito si è approcciato a me con il suo modo virile (non scriverò quello che mi ha detto, basta, è uno stillicidio, ormai sono solo una povera donna di mezza età in cerca di rudi complimenti nei bar), l’ho come al solito mandato a quel paese, poi è cominciato lo show.
In pratica ha raccontato a me e a mezzo bar alcune sue vicissitudini sentimentali, roba da far impallidire Beautiful.
Io gli avevo detto che nel mio libro si parlava delle donne di Marmorta (un’amena località sempre della Bassa) e del fatto che secondo alcuni hanno un odore che non te lo dimentichi più tanto è buono.
“Io con una di Marmorta ci sono stato”, ha commentato il manovale.
“Ah sì?”
“Sì, cioè dovevo andare con la figlia, poi sono andato in questo bar dove avevo la punta con la figlia, ma si è presentata anche la madre e alla fine avevo il cellulare della madre quarantenne e non quello della figlia”.
“Tutta esperienza!”
“Esatto! Dopo mi ha chiamato verso l’una di notte e mi ha detto che voleva darmi il bacio della buona notte. Sono andato da lei...”
Segue una serie di gestacci e una mimica con il bacino da far impallidire Shakira.
“E dopo tra la prima e la seconda, durante il check in (secondo me voleva dire stand by ma non gli è riuscito, ndr) mi ha raccontato la storia della sua vita, dell’ex marito che la menava e che la perseguitava ancora...”
“Cazzo a te Beatifull te fa una sega...”
“Sì, solo che una settimana dopo mentre ero a Bologna di sera e mi ha chiamato e mi ha detto: “Vieni qua! C’è il mio ex marito fuori di casa che mi vuole menare!”
“E tu ci dovevi andare. Scusa avevi condiviso il talamo con lei e ci dovevi andare....”
“Ma va là? ci sono andato una volta sola e vuoi che venga da Bologna per menare uno?”
“Invece no, avevi stabilito un legame, dovevi fare il paladino, salvarla e poi trombarti anche la figlia così chiudevi il cerchio”.
Lui ci pensa un po’ poi capisce che lo sto prendendo per il culo. “Comunque quella era di Marmorta” dice per chiudere.
Dopo un altro racconto che vi risparmio, entra una ragazzina molto carina. Giovane. Lui la saluta tutto dolce, ripetendo anche il suo nome.
Poi, quando lei ormai è fuori, le tira dietro non so che cosa. Un oggetto duro che per fortuna non arriva alla porta ma si conficca nello scaffale dei pop corn.
“Quella stronza!”
“Ma che ti ha fatto?” chiedono gli amici.
“Lei è la Ambra, è la figlia del gommista. Ci sono stato un anno insieme e non me l’ha data. Poi, dopo un mese, si è messa con Gabaldo e gliel’ha data subito! Ma quello l'ha lasciata, le sta bene”
Mi sembrava di essere in una brutta canzone di Marco Masini.
“Dai - faccio io - tutti gli uomini hanno almeno una storia simile nella loro vita”.
“Sì, ma sapete perché è stronza? Per il motivo per cui mi ha lasciato!”
Tutti: “Qual è?”
“Perché dovevo andare ad ammazzare il maiale con mio nonno!”
Siamo scoppiati a ridere. Ma il manovale era veramente infuriato.
“Ma come! Con tutto quello che costa oggi la carne non lo apprezzi? La salsiccina! Le costine! Le costolette! Stiamo insieme tutte le sere di tutto l’anno e per una che devo andare ad ammazzare il maiale mi lasci?!”. Sembrava veramente affranto. Scuoteva la testa.
In quel momento entra una signora di mezza età. Non è bella, ma non si può dire brutta. Discreto fisico ma in faccia non si guarda. Il manovale la scruta togliendole uno strato di pelle.
Appena esce fa agli amici: “Oh! Mica male quella! In fisico non era male... quella di Marmorta però era meglio, era più magra, aveva un gran telaio!”.
Alché  un manovale rumeno, in Italia da due anni ma che parla l’italiano meglio dei nativi del bar, fa: “Secondo me la tua ragazza non ti ha lasciato per il maiale che hai ammazzato. Ma per il maiale che è in te"
postato da: Cate alle ore 15:11 | Permalink | commenti (8)
categoria:animali, avventure
sabato, ottobre 20, 2007
Bisognerebbe evitare alle donne di mezza età come me di andare a letto più tardi di una certa ora: le 22
postato da: Cate alle ore 15:23 | Permalink | commenti (5)
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lunedì, ottobre 15, 2007



E' un po' di tempo, una settimana, che non bevo. Ho deciso di non bere più nulla fino alla pubblicazione del libro. Nulla di alcolico intendo. Sarà il primo aprile, quindi mi aspettano 4 mesi e 15 giorni molti lunghi. L'idea mi è venuta leggendo un articolo sulla reunion delle Spice Girl. Loro fino all'inizio del grande tour di ritorno nelle scene non berranno più alcolici e andranno a letto prima delle 24. Bene, visto che sotto sotto mi sento una Spice Girl pure io, soprattutto per l'attenzione spasmodica al look, ho deciso di fare lo stesso. E' una settimana che non bevo birra alla sera, faccio una passeggiata a piedi con Pinky di circa un'oretta al giorno, mangio insalata a pranzo e a cena, bevo acqua (non un litro e mezzo al giorno come fa Claudia Schiffer altrimenti mi si gonfia la prostata) e alle 21 di ogni sera io e Pinky siamo già stazionate in pigiama sul divano, in attesa di dormire.
Bene, dopo la prima settimana durante la quale mi sentivo un titano, piena di energia e voglia di fare, sto accusando il crollo. Sì, la mia pelle è molto più bella, sì il mio alito non assomiglia più a quello di un camionista della tratta Helsinky-Bari, sì, ho perso quasi tre chili, ma sono veramente stanca. Ieri sera, in un pub, mentre i miei amici bevevano birra o gin lemon, io ho ordinato una cioccolata calda. Non la bevevo dall'università, da quando io e la mia amica Sabrina frequentavamo, a Torino, uno squallidissimo bar del quartiere della stazione (via Nizza per intenderci). Si chiamava "La perla nera" e faceva ogni tipo di cioccolata in tazza. Io e Sabrina al tempo avevamo solo due vizi: la cioccolata de "La perla nera" (più Sabrina che io a dire il vero, a me certa roba zuccherina non mi ha mai presa) e il Pampados. Sinceramente non ho ancora capito cosa ci fosse dentro al Pampados, ricordo solo che aveva la lista più lunga di ingredienti. Allora ero praticamente astemia (beata innocenza) e dopo due Pampados l'unica cosa trasgressiva era chiamare il cocktail Pompinos... roba da vera bad girl.
Tornando all'oggi, persino nel bar sottocasa non mi riconoscono più. La barista ora mi chiama "Mylady" tutte le volte che entro, mi dice, con accento Britihs: "Caterina prendi un tè vero? I muffin però li abbiamo finiti".
Ma io tengo duro.
Fino a ieri sera. Dopo la cioccolata calda sono tornata a casa. Ho cominciato a sentire un mal di pancia fortissimo, neanche dopo sette ceres con crocchette di patate unte per contorno avevo mai sentito un male simile, dal mio stomaco provenivano rumori strani, come di risacca, il mio sedere emetteva suoni e fiati da tromba d'aria. Dopo cinque minuti di dolore e di venti ho persino dato un nome alle mie puzze: uragano Melody (non chiedetemi perché, mi piaceva... stavo per battezzarlo tempesta Chanel o nubifragio Dior, come va di moda adesso, ma ho cambiato idea). Bene, dopo che l'uragano Melody è passato mi sono seduta sulla tazza del cesso e vi sono rimasta per circa un'ora e mezza. Risparmio le descrizioni dettagliate di ciò che è accaduto, è troppo raccapricciante, ma sappiate che Pinky dalla paura si era nascosta nel letto, sotto a un cuscino.
Dopo tutto questo, completamente svuotata di forze e di altro, sono andata a letto (ormai erano le 2 di notte) e mi sono svegliata questa mattina con un mal di testa da doposbronza che memmeno quando andavo avanti a Long Island avevo...
Non c'è niente da fare, il mio corpo si sta ribellando alla vita sana, il mio dna sta sviluppando sicuramente degli antigeni a frutta, verdura e acqua fresca.

postato da: Cate alle ore 14:53 | Permalink | commenti (24)
categoria:eventi, decisioni importanti
mercoledì, ottobre 10, 2007



Solita sera, solito bar, solita birra.
I miei due amici, ormai li chiamo così, il manovale molesto e il possidente terriero (countaden in dialetto) stavano leggendo il settimanale per cui scrivo.
Loro leggono spesso i miei articoli che chiamano però "annunci".
Una volta ho scritto la storia di un barbone e il manovale mi fa: "ma che annuncio triste che hai messo..."
Vabbé, il mio articolo era su un ragazzo che aveva piantato una coltivazione di cannabis nel prugneto di famiglia. C'era pure la foto dei poliziotti che ridacchiavano accanto alla droga sequestrata: due omini vestiti d'azzurro accanto a 40 chili di fogliame rigoglioso... alto come gli omini stessi.
"Guarda qui!" fa il manovale al contadino.
Poi mi chiede: "Scusa Caterina.... ma non è che tu sai dov'era questa piantagione".
Io: "E' un'operazione della polizia, l'hanno condotta loro, a noi giornalisti ci dicono tutto quando è finita..."
Lui: "Sì ma vagamente, cioè una via..."
Io: "Non lo so..."
Lui: "Ve bene".
Noto una certa delusione nei suoi occhi. Poi il proprietario terriero sibila all'indirizzo del manovale: "Te l'avevo detto: raccoglila!  che poi piove e si rovina..."
 
postato da: Cate alle ore 18:46 | Permalink | commenti (4)
categoria:giornalismo
venerdì, ottobre 05, 2007
Quale segliereste tra questi strilli da retrocopertina (del mio libro)?

L’AUTRICE. ... ... è nata a Castel San Pietro Terme (Bo). Laureata in Scienze della Comunicazione a Torino, dopo una breve parentesi cittadina è tornata nella campagna emiliana dove vive e lavora come giornalista. Il suo lavoro la porta spesso a con-tatto con storie e personaggi della Bassa emiliana che, se non scritti, andrebbero irrimediabilmente perduti.


1)«Il mio primo grande amore l’ho incontrato come s’incontrano quasi tutti i grandi amori: per sfiga. Era un ragazzone invecchiato senza grazia e fascino e, soprattutto, senza che nessuno l’avesse avvertito. Uno di quelli che si sbronzano a vent’anni con gli amici, dicono frasi sceme alle ragazze, vanno regolarmente in bianco, si addormentano rintronati dalla birra e dai “no” e quando si svegliano hanno già quarant’anni (e placidamente si girano per riprendere a ronfare)».


2)«A me piace pensare di avere il pendolo dell’anima tarato sui tempi di evoluzione di un lontano corpo celeste, eccolo, è là che penzola da una stella, oscillando senza criterio e spassandosela nel cielo notturno».

3) «E’ bello, ma un po’ spaventoso qua», commentai e un volatile mi rispose con un latrato. «Sì, nemmeno gli uccellini cinguettano».

4) «Scopa con chi vuoi, trombati anche un’intera famiglia come ha fatto Spartaco, non guardare in faccia a nessuno se si tratta di stare con un uomo che ti piace. Fregatene di tua madre, di tua sorella, della tua mi-gliore amica. E anche di un marito, se mai ne vorrai uno. Non devi essere fedele a nessuno, tranne che a te stessa. Ma sta attenta, perché l’unico vero grande peccato è fare male agli altri. Quindi taci, taci sempre. Tieniti per te le tue schifezze e non fare pagare al mondo quello che fai. Infine, l’unico autentico consiglio vero che posso darti è di non ingannarti mai, di avere sempre presente con chi stai andando, cosa ti può dare e, soprattutto, cosa stai cercando. Il torto più grande che possiamo fare a noi stessi, e quasi sempre facciamo, è quello di ingannarci, di passare il tempo a cercare le cose dove non sono, e tentare di cavare il sangue dalle rape. Come stai facendo tu».

5) «Mi buttai nel canale emiliano. Dopo l’ultima telefonata del porcone, dopo l'ultima confessione di mia madre, per un’intera giornata seguii una dieta a base di birra e whisky viaggiando ubriaca con la macchina per le lunghe strade della Bassa, vie che non portavano a nulla, Marmorta, Molinella, Portonovo, San Martino in Argine, Spazzate Sassatelli. Piansi ad Argenta, perdetti il senno a Campotto e, a notte inoltrata, mi gettai».


IL LIBRO. Alice non è la classica “bruttina” lievemente sovrappeso a cui la letteratura ci ha abituati. Una che alla fine del libro fa un lavoro decente e sposa l’uomo (pure bello) che la ama da sempre nell’ombra. Alice è una donna brutta, brutta per davvero. Alta 185 centimetri e pesante circa 140 chili, vive in un paesino della Bassa emiliana, Guazza del Re. Alice è orrenda fuori, ma pure dentro non rifulge di grande splendore. Nasce, un infausto giorno di Natale, in una famiglia quantomeno scombinata. Il padre Alfio, fugge poco dopo, la madre Attilia, è “Lexotan dipendente”, e la sorella, Giorgia, bellissima, è l’immagine vivente di come sarebbe la vita di Alice se il suo corpo fosse “normale”. Attorno scorre la vita di un paesino dimenticato in mezzo alle campagne dell’Emilia e si susseguono assurdi corteggiatori: il dottor Chiatta, perverso dietologo, il Brus, esempio di penefattore, il Vanis, il cugino satiro. Su tutti spicca Spartaco Benelli, pescatore alcolizzato, passaggio generazionale obbligato per tutte le donne di quel piccolo paese. Una storia di crescita, tra le fossi, cavedagne e pesci siluro, di una donna nata già troppo cresciuta.
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postato da: Cate alle ore 21:38 | Permalink | commenti (32)
categoria:letteratura
mercoledì, ottobre 03, 2007


Ieri ero nel solito bar di periferia. Non stavo bene, credo di covare da un po' di tempo una di quelle febbri cretine che vanno e vengono. Inoltre non sono molto soddisfatta di alcune cose.
Vabbé, storia lunga.
Cmq ero nel solito baretto. Non avevo voglia di rientrare in casa, stavo come un vegetale davanti al loro video al plasma a sorseggiare la solita birra. Mi sentivo come in coma, febbre, birra e preoccupazioni tutte insieme nel mio cervello. Mi sembrava muovermi nella colla. A un certo punto hanno messo un video del Culture Club, io conoscevo ogni parola, e un ragazzotto, uno di quelli che passano la serata a giocare alla video slot mi fa: "Ma come fai a conoscere una canzone così vecchia?"
"Perché sono vecchia" è stata la mia risposta.
E lui: "Ma va, avrai 26-28 anni al massimo". Io sono stata meglio per un secondo poi mi sono ricordata che è solo il grasso che stende le rughe (vecchia storia anche questa).
Poi, ero sempre più triste e ubriaca, entra il solito manovale molesto.
Mi saluta, mi chiede dov'è Pinky (lo fanno tutti, anche le persone che non mi conoscono mi fermano per chiedermi "dov'è la tua cagnolina?" le rare volte che non la porto con me).
Io rispondo "a casa". E dopo due o tre chiacchiere inutili mi fa:
"Tu hai  omnitel?"
Io: "Sì"
Lui: "Quindi partecipi alla storia della Slk?"
Io: "Sì, purtroppo ci sono cascata anch'io" (è un concorso che se mandi un sms al giorno al costo di un euro puoi partecipare all'estrazione, dicono che puoi vincere una mercedes Slk al dì... boh!)
Lui: "Pure io..."
Io: "Sì ma io ho smesso, aveva cominciato a dirmi "Ciao Caterina! Come stanno i capricorno oggi..." Cioè sapeva già troppe cose su di me quel cazzo di telefono... sono arrivata a 300 chilometri (30 euro di messaggi) e ho smesso"
Lui: "Io sono arrivato a 1000"
io: "Cazzo!"
Lui: "Sì e ora mi dice anche chi vince la Slk tutti i giorni... Marco C. di Cagliari, Luca B. di Torino... per me sono  zecche".
Io: "Anche secondo me".
Poi, facendo lo sguardo sempre più intelligente: "Io se la vinco la rivendo..."
Io: "E perché? Cosa la vinci a fare se non per farci un giretto?"
Lui: "Scusa ma a pesce come ci vai poi? Cioé non c'è nemmeno lo spazio dietro per caricare le canne? No, no meglio la Punto..."
Ecco, ero ancora triste, ma una parte di me è stata subito meglio.
postato da: Cate alle ore 14:57 | Permalink | commenti (11)
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