Ieri ho lavorato dalle 17 alle 21 alla fiction, scritta e spedita...
Per tutto il tempo la mia piccola Pinky è stata accanto a me in redazione (io non ho il pc a casa, scelta dettata da motivi di salute mentale: NON POSSO SCRIVERE ANCHE ALLA SERA, ma so che questo comprometterà la mia carriera di scrittrice).
Pinky se ne stava nella sua cuccetta dietro alla mi scrivania, dormicchiava, e quando mi giravo per guardarla o darle una grattatina alla pancia mi ricambia-va con uno sguardo pieno di affetto (vedi foto).
Sono arrivata a casa mezza sfracca, ho mangiato un panino in un bar scalcinato, lei era sempre con me, ha annusato per circa mezz’ora i piedi di un tavolo da biliardo, poi, anche se si vedeva che aveva tanta, ma tanta, voglia di giocare, è venuta a letto senza fare tante storie.
Niente giretto.
Alla mattina mi sono svegliata e lei, come sempre, ha atteso che mi alzassi per alzarsi anche lei. Prima, come è ovvio, è salita sul letto per la mezz’ora di coccole, e leccate di faccia, di rigore.
Quando la lascia a casa, perché devo andare a lavorare, mi accoglie tutta festosa, appena mi metto a sedere sul divano mi salta addosso (in particolare sulla pancia), poi corre come una pazza, mi dà una leccatina su una guancia e poi scappa, ripete l’operazione dieci-dodici volte, è così felice che spesso si cappotta su se stessa.
Bene, sapete qual è il mio primo pensiero: “basta... basta... troppo affetto, troppo”.
I cani ti danno troppo affetto.
In quei momenti penso alla mia gatta. E alla pace che c’era con lei.
Tornavo a casa e lei ronfava già nel letto, bella sdraiata, mi guardava e con quegli occhi capaci di parlare sembrava dicesse: “Perché vorresti anche dormire? proprio qui?”.
I gatti ti danno l’impressione di sceglierti, credi di instaurare un rapporto profondo, fatto di sguardi, gesti rituali, scazzi profondi e struggenti riappacificazioni piene di fusa.
I cani no. I cani ti vogliono bene comunque, anche a chi li mena.
L’altro giorno leggevo un articolo di Giorgio Celli dove diceva che gli artisti amano i gatti, perché li lasciano più liberi, mentre i cani sono preferiti dagli scienziati.
Poi ho pensato alle donne. Alle donne che scelgono uomini gatto e a quelli che scelgono uomini cane.
Gli uomini gatto sfuggono, non sai mai dove sono, e se mangiano solo dalla tua ciotola. Alla notte non sai quando rientrano, se rientrano. Ti cercano quando hanno bisogno di cibo, e di coccole. Loro non fanno mai errori e se li fanno iun po’ è sempre colpa tua. Sono bravissimi a farti sentire in colpa e a svignarsela, oserei dire sgattaiolare, da ogni responsabilità. I rapporti con gli uomini gatto sono fatti di silenzi, e che silenzi, che tu riempi di chissà quante cose, di chissà quanti discorsi. Gli uomini gatto non li conosci mai veramente, perché, alla fine, sei tu che decidi come sono. Nelle loro pupille a spicchio ci proietti chissà quanti intensi sentimenti, chissà quanti profondi pensieri. Mentre loro magari stanno pensando solo a un boccone di pesce. O a un’altra gattina. E a volte ti chiedi quando crescerai, quando smetterai di far coincidere l’ansia dell’abbandono, qualsiasi abbandono, con l’amore, e la crudeltà, il silenzio, l’incapacità di amare, con la solita e ritrita frase: “Ha paura dei suoi sentimenti?”. E se non ne avesse? Non più di un gatto randagio affezionato intendo.
Gli uomini cane ci sono sempre. Troppo. Ti chiamano tre volte al giorno, ti mandano messaggi pieni di affetto. Hai un desiderio? L’uomo cane lo realizza. Cambi programma all’ultimo minuto? L’uomo cane non batte ciglio. Gli uomini cane hanno bisogno di cibo e coccole pure loro ma sono più contenti se li condividono sempre e solo con te. Se li sgridi, si sentono in colpa. E fanno di tutto per farsi perdonare anche quando la colpa non è loro. Sono fedeli, non a caso il cane è simbolo di fedeltà, e quando non lo sono sono talmente dilaniati dal senso di colpa che, con la coda tra le gambe, e anche un po’ per sentirsi vigliaccamente amati, te lo vengono a dire. Il rapporto con gli uomini cane è fatto di ordini, bastoni e carote, schiaffetti e carezze, che tu, ovvio, dai a loro. Non il contrario. E’ fatto anche di coccole, lunghissime leccate di guance e orecchie, e passeggiate nei parchi. A volte però ti chiedi se questo è vero amore, o bisogno che qualcun altro dia una forma alla loro vita perché non ne sono capaci. Se non hanno bisogno di qualcuno, un padrone, che dia loro un ruolo, perché loro proprio non saprebbero altrimenti che fare...
Sapete che vi dico?
Basta con gli animali.