Bologna. Una donna vittima di un “colpo di Luna” che si mette a parlare e cantare di sesso, racconta tutto quello che le passa per la mente incalzata da un “dolce schiavetto” magrebino, un genio della lampada canterino somi-gliante a Mina e un’imponente istitutrice bambinesca, studiosa emerita del “pompino emiliano”. Questo, e molto altro, è lo spettacolo “Peppermonapuppis” di Antonietta Laterza che andrà in scena questa sera alle 21.30 al Vicolo Bolognetti. Anteprima in pillole del vero e proprio spettacolo, con Ugo Consales, Nicola Fabbri, Giò Cancemi e Vincenzo Castaldo, previsto per il 15 febbraio al teatro Dehon. «L’ambizione è alta - afferma Antonietta Laterza - cambiare la percezione comune dell’eros e della sessualità rispetto ai cosiddetti “diversamente abili”».
Antonietta Laterza, cantautrice, attrice e performer, è la prima donna in carrozzina andata sulla tv di Stato, ha inciso due album, partecipato a numerose trasmissio-ni televisive (da Roxy Bar di Red Ronnie a Mixer di Gianni Minoli). Tutta la sua storia è raccontata nel blog www.antoniettalaterza.wordpress.com (curato da Renzo Samaritani e Massimo Deliso).
Inoltre, non molti lo sanno, ma anni fa Antonietta Laterza è salita alle cronache nazionali a causa di una polemica con la sua etichetta discografica di allora, la quale durante la promozione di un album censurava volutamente la sua immagine in carrozzina inquadrandole solo il volto. Carlo Verdone venne così a conoscenza della storia di Antonietta e la contattò per farne la sua consulente nel film “Perdiamoci di vista”, dove Asia Argento interpreta una giovane disabile e Antonietta stessa compare in un cameo. In coda al film, il primo ringraziamento del regista Verdone è proprio per lei. Ma veniamo allo spettacolo “Peppermonapuppis”.
Da dove viene l’ispirazione per uno show dal nome così buffo?
«Volevo mettere in scena il mio erotismo, senza pudori, per comu-nicare al mondo che sono uguale a tutte le altre, anzi, ho una forte carica di sex appeal».
Infatti nel suo blog lei afferma di essere diversamente abile nel fare all’amore, nel senso di “super abile”...
«Esatto e invito anche ad aprire il dibattito».
Si definisce anche una “piccantissima gnocca escatologica”. Che vuol dire?
«In scena siamo io e il mio doppio, c’è l’Antonietta trasgressiva, senza tabù che non ha limiti e che vuole vivere tutte le esperienze che desidera, poi c’è l’Antonietta morigerata, quella spaventata dal “colpo di Luna”... alla fine dello spettacolo le due donne si ricon-giungono proprio sotto il segno della Luna, la quale è l’archetipo femminile che mette d’accordo tutte, le sante e le puttane, oppure, scomodando la Bibbia, le Eve e le Lillith».
A lei non piace la definizione “diversamente abili”. Dice che allora i grassi di dovrebbero venir definiti “diversamente magri”, i bassi “diversamente alti” e via dicendo. Allora che termini dovremmo usare?
«Non c’è una definizione giusta, qualsiasi terminologia usata per indicare qualcuno sottolineando che è diverso da qualcosa d’altro è sbagliata».
Ma perché secondo lei la sessualità dei disabili, mi passi il termine, viene vista come un tabù?
«Perché tutta la sessualità è ancora un tabù e quella dei disabili è un doppio tabù. Non abbiamo un corpo “normale” quindi, secondo molti, non abbiamo diritto al sesso. Secondo il pensiero comune la persona con handicap dovrebbe essere accudita e rimanere sempre bambina, non avere l’esperienza del sesso perché viene ancora visto come un peccato. E una donna in carrozzina che pecca è ancora più peccaminosa... butta giù degli schemi antichi, dice che il piacere va aldilà della procreazione, della bellezza fisica, dell’amore fatto in modo equilibrato in una coppia intesa come due persone normodotate»
Dice che si può provare e dare piacere anche con un corpo considerato deforme.
«Esatto, “deforme” secondo i canoni estetici vigenti. Per quanto riguarda il concetto di bellezza siamo ancora indietro, grazie ai mass media, siamo rimasti al mito di Apollo. Mentre io dico che anche un corpo considerato brutto può dare piacere... e questo è un messaggio scomodo, perché sovverte un ordine».
Ma non le sembrano queste provocazioni un po’ datate?
«No, perché il problema esiste ancora. Il piacere nella nostra società è ancora un peccato. Ci sono dei moduli, degli schemi, che ci impediscono di provarlo libera-mente, ad alcune persone ne è impedito persino l’accesso. Siamo rimasti ad Adamo ed Eva, ci sono la mela e il serpente...».
Ma poi arriva lei, la piccantissima gnocca escatologica, e libera tutti senza ammazzare nessun rettile.