Chi non è di Medicina non lo sa, ma noi abbiamo una frazione, Villa Fontana, che si è autoproclamata La Piccola Parigi. Se vai a Villa e chiedi il perché la risposta è: “Perché siamo i più meglio”. Villa è una frazione con note aspirazioni indipendentiste. Dal Medioevo ha, come Medicina, una partecipanza agraria, una specie di cooperativa di agricoltori che possedevano in comune la terra a cui spettavano quote per diritto di discendenza.
Io, da vera cronista della Bassa, ho fatto delle ricerche per capire davvero l’origine della Piccola Parigi. Già perché se vedi Villa, una strada principale con un bar, una banca, una farmacia, un forno, un ufficio postale, e un grappolo di case intorno, ti chiedi come mai si possa chiamare la Piccola Parigi.
Se t’imbatti in qualche esemplare di fauna locale che sa articolare più di quattro parole e un rutto scopri il perché: “Vede la strada - e indica un pezzo d’asfalto con infondo la partecipanza e gli alberi attorno -? Questo è un viale, ci sono gli alberi, e d’inverno ci mettiamo le lucette... sono i campi elisi”.
Poi ti fa vedere un fiumiciattolo, secco e sassoso, e fa: “E questa è la Senna... guardi più in là, la vede quella struttura in acciaio? E’ l’anima di un pozzo artesiano... il proprietario di quella casa li costruisce e ha messo quella cosa lì fuori per fare la torre Eiffel. Sa che alla sera s'accende? Ci ha messo i lumini dell’albero di Natale”. Ovvio che la chiesa è Notre Dame. E c’è persino Montmartre. “E’ la casa di Femo, un artista locale”. Femo è un tizio scoppiatissimo, rasta, sdentato, con gli occhialini, che va in giro con un Ape e dipinge quadri come dire... interessanti. Ogni anno organizza un’estemporanea, dove i pittori invitati devono copiare scorci "sempre nuovi" di Villa Fontana. Qualche anno fa hanno aperto una gelateria e come l’hanno chiamata? La Piccola Parigi.
Bene, io invece ho scoperto la vera ragione per cui Villa si chiama La Piccola Parigi. A fine Ottocento c’erano molte case di tolleranza e i signorotti di Bologna andavano lì a scopare. Sono loro che l’hanno battezzata così. In un libro di storia locale ho anche trovato una vicenda buffa. A Villa c’era una prostituta molto nota che viveva con i propri genitori. La donna riceveva i clienti in casa, al piano superiore, mentre i genitori vivevano a piano terra. Tutti sapevano cosa faceva la ragazza per vivere, ma nessuno era mai andato a dire al padre in faccia: “Tua figlia è una puttana” o robe così (“Mamma di puttana” non è infatti un insulto noto). Poi è arrivato il solito forestiero, uno di Molinella, che non conoscendo gli usi e consumi locali ha fatto come il rappresentante di Milano che ha mangiato la Luisona, la decana delle paste, nel bar Sport di Benni. L’uomo stava cercando la prostituta e si è imbattuto proprio nel padre della giovane, di ritorno dalla caccia. “E’ qui che abita la puttana più brava di Villa?”, gli ha chiesto. E il padre, per salvare l’onore della figlia, gli ha sparato, uccidendolo.
L’altra sera stavo raccontando questo fatto al barista di Villa, un tale detto Baffo per la sua somiglianza con Roberto da Crema, il televenditore “aspirapolvere”, e lui me ne ha raccontata un’altra, asserendo che è vera.
E' su un parroco che operava a Villa molti anni fa. Ve la riporto:
“A Villa tempo fa c’era un prete che diceva di conoscere l’odore della gnocca di tutte le donne di Villa Fontana. Una volta per metterlo alla prova un uomo va dalla moglie del droghiere e le chiede: “Posso rusgare?”. E le infila due dita lì. Poi va dal prete e gliele fa sentire. Il prete dice: “E’ la moglie del droghiere”. Stessa cosa succede con la moglie del macellaio e del panettiere (della serie il mondo è pieno di donne desiderose di farsi infilare due dita nella gnocca... sé!). Alla fine l’uomo decide di mettere alla prova il prete e va in un allevamento di maiali. Prende una troia (nel senso di femmina del maiale) e le infila due dita nella gnocca. Va dal prete e il religioso fa: “Questa è di sicuro una figa, ma non è di Villa”.
Ok, a voi, come a me, sembrerà una barzelletta di ultima. Ma vi posso assicurare che il barista dice che è una storia vera. Che pensare? E’ la Bassa, bellezza.
Io, da vera cronista della Bassa, ho fatto delle ricerche per capire davvero l’origine della Piccola Parigi. Già perché se vedi Villa, una strada principale con un bar, una banca, una farmacia, un forno, un ufficio postale, e un grappolo di case intorno, ti chiedi come mai si possa chiamare la Piccola Parigi.
Se t’imbatti in qualche esemplare di fauna locale che sa articolare più di quattro parole e un rutto scopri il perché: “Vede la strada - e indica un pezzo d’asfalto con infondo la partecipanza e gli alberi attorno -? Questo è un viale, ci sono gli alberi, e d’inverno ci mettiamo le lucette... sono i campi elisi”.
Poi ti fa vedere un fiumiciattolo, secco e sassoso, e fa: “E questa è la Senna... guardi più in là, la vede quella struttura in acciaio? E’ l’anima di un pozzo artesiano... il proprietario di quella casa li costruisce e ha messo quella cosa lì fuori per fare la torre Eiffel. Sa che alla sera s'accende? Ci ha messo i lumini dell’albero di Natale”. Ovvio che la chiesa è Notre Dame. E c’è persino Montmartre. “E’ la casa di Femo, un artista locale”. Femo è un tizio scoppiatissimo, rasta, sdentato, con gli occhialini, che va in giro con un Ape e dipinge quadri come dire... interessanti. Ogni anno organizza un’estemporanea, dove i pittori invitati devono copiare scorci "sempre nuovi" di Villa Fontana. Qualche anno fa hanno aperto una gelateria e come l’hanno chiamata? La Piccola Parigi.
Bene, io invece ho scoperto la vera ragione per cui Villa si chiama La Piccola Parigi. A fine Ottocento c’erano molte case di tolleranza e i signorotti di Bologna andavano lì a scopare. Sono loro che l’hanno battezzata così. In un libro di storia locale ho anche trovato una vicenda buffa. A Villa c’era una prostituta molto nota che viveva con i propri genitori. La donna riceveva i clienti in casa, al piano superiore, mentre i genitori vivevano a piano terra. Tutti sapevano cosa faceva la ragazza per vivere, ma nessuno era mai andato a dire al padre in faccia: “Tua figlia è una puttana” o robe così (“Mamma di puttana” non è infatti un insulto noto). Poi è arrivato il solito forestiero, uno di Molinella, che non conoscendo gli usi e consumi locali ha fatto come il rappresentante di Milano che ha mangiato la Luisona, la decana delle paste, nel bar Sport di Benni. L’uomo stava cercando la prostituta e si è imbattuto proprio nel padre della giovane, di ritorno dalla caccia. “E’ qui che abita la puttana più brava di Villa?”, gli ha chiesto. E il padre, per salvare l’onore della figlia, gli ha sparato, uccidendolo.
L’altra sera stavo raccontando questo fatto al barista di Villa, un tale detto Baffo per la sua somiglianza con Roberto da Crema, il televenditore “aspirapolvere”, e lui me ne ha raccontata un’altra, asserendo che è vera.
E' su un parroco che operava a Villa molti anni fa. Ve la riporto:
“A Villa tempo fa c’era un prete che diceva di conoscere l’odore della gnocca di tutte le donne di Villa Fontana. Una volta per metterlo alla prova un uomo va dalla moglie del droghiere e le chiede: “Posso rusgare?”. E le infila due dita lì. Poi va dal prete e gliele fa sentire. Il prete dice: “E’ la moglie del droghiere”. Stessa cosa succede con la moglie del macellaio e del panettiere (della serie il mondo è pieno di donne desiderose di farsi infilare due dita nella gnocca... sé!). Alla fine l’uomo decide di mettere alla prova il prete e va in un allevamento di maiali. Prende una troia (nel senso di femmina del maiale) e le infila due dita nella gnocca. Va dal prete e il religioso fa: “Questa è di sicuro una figa, ma non è di Villa”.
Ok, a voi, come a me, sembrerà una barzelletta di ultima. Ma vi posso assicurare che il barista dice che è una storia vera. Che pensare? E’ la Bassa, bellezza.




