Allora, io in questo periodo mi sto divertendo parecchio.
Con gli uomini, intendo.
Ma mi stanno anche rompendo un casino le scatole. Perché s’intrippano sul niente. Vi faccio un esempio. Ieri sera ho chiamato Dildo (quello con cui trombo ma con il quale non andrei a bere nemmeno un caffè, come diceva Oscar Wilde “Il sesso va bene, ma niente intimità”), volevo divertirmi un po’.
Lo vedo ogni tanto, in genere è lui che chiama, ci divertiamo e poi chi si è visto si è visto.
Non voglio sapere il suo cognome, non voglio sapere nulla di lui, non me ne frega niente del suo lavoro (a parte una cosa che ho notato: sembra che lavori solo lui...). Sa che ho altre storie perché me l’ha chiesto, io invece non voglio nemmeno sapere se ha una sorella, tanto meno se ha una ragazza (anche se mi sembra di aver capito che è single peso e intenzionato a rimanerci).
Bene, fino a ieri sera mi sembrava la storia migliore di questo periodo. Il sesso più eccitante che ho mai fatto, poche seghe mentali, poche ferite dal passato da ricucire, poche conferme da dare, perché gli uomini over 40 sono proprio delle fighe di legno con un sacco di cicatrici (come se avessero sofferto solo loro...) spesso hanno bisogno di esser rassicurati, di nuovo corteggiati... anche quando si è già scopato 2 mila volte e le cose sarebbero tanto ma tanto più semplici. Tuttavia, come cantava Ligabue: “C’è sempre una parte da recitare anche se si farebbe molto prima se lei tornasse vestita soltanto del bicchiere”.
Io a volte ci provo a recitare, ma non mi viene proprio.
Ieri sera ci ho provato per esempio. E ho cannato.
Chiamo Dildo: “Che fai stasera?”
“Sono al bar con amici, te li passo...”
“No, non voglio conoscere i tuoi...”
Niente da fare, mi passa uno dei suoi amici.
“Ciao, c’è qua il tuo moroso che mi ha detto che devo parlare con te...”
Io: “Non è il mio moroso”
Sentendo che il tipo era udibilmente ubriaco rispondo: “E’ solo un gran pisello”.
Lui: “Hei maremmano! qua la tua donna dice che hai un gran pisello”.
Io: “Non sono la sua donna”
Segue una chiacchierata senza senso alla quale rispondo a monosillabi.
Dildo poi riprende il telefono.
“Senti - gli dico - se dovevo parlare con un ubriaco andavo al Pita (uno dei bar dove vado spesso) e facevo prima”.
“Non dire queste cose”.
Poi mi passa un altro amico. Pure lui farneticante.
Io sto per mettere giù poi penso, “dai sforzati un attimo, è per una buona causa”.
Dopo aver parlato un po’ con quello mi passano pure il barista cinese. Dico al cinese: “Ma tu stai con loro perché non capisci l’italiano, vero?”
Il cinese non capiva nemmeno il mio di italiano.
Stremata, metto giù.
Dildo mi richiama dopo due secondi: “Perché hai messo giù?”
Io: “Senti se volevo parlare con un extracomunitario e due ubriachi andavo al bar di cui sopra”.
Dildo mi passa un altro suo amico. “E’ come un fratello per me, ci tengo che tu lo conosca”.
Bene, sto qua voleva pure parlare, provo a essere gentile, ma insomma, che cazzo dici a uno che non conosci? Alla fine decido di spiazzarlo: “Lo sai caro amico di Dildo (ovviamente non ho usato questo nome) che hai una voce molto sexy?”
Lui si mette a urlare: “Ehi! La tua donna ha detto che ho una voce sexy”
Casualmente la cornetta torna in mano a Dildo.
Lui: “Io ho quasi finito qui, vengo a casa tua?”
Io (alleluia): “Va bene”
Lui: “Ok, vado a casa e mangio e arrivo”.
Io: “Ma è quasi mezzanotte, sei sicuro di farcela?”
Lui: “Sì, sì...”
Nel frattempo mi chiama una mia amica, era in crisi, aveva bisogno di parlare. “Cate, ci vediamo?”
Io le dico che ho una punta ma, presa dai sensi di colpa, chiamo Dildo: “Senti e se uscissi con la mia amica? Non sta bene”.
Lui: “Ma dai vediamoci, magari vengo solo per parlare, anche se c’è la tua amica va bene...”
Io: “Guarda che dobbiamo parlare davvero, non fare una cosa a tre”.
Lui: “Ma per chi mi hai preso?”
La faccio breve: la mia amica preferisce lasciarci soli e lui mi tira il pacco. Verso mezzanotte e mezza mi ha chiamata per dirmi che non veniva. Mi sono incaz-zata non tanto per la serata sfumata (vabbé, chiamiamola “serata”) ma perché per aspettare lui non ero stata disponibile con la mia amica.
“Non ho detto che venivo!”, ripeteva lui. Spero ubriaco.
“E poi sei stata scortese con i miei amici! Hai dato loro degli ubriachi!”
Io: “Ma lo erano!”
Lui: “Sì ma non si dà dell’ubriaco a una persona che non si conosce, lui ci è rimasto malissimo!”
Io: “Ma era la verità!”
Lui: “Senti io non presento i miei amici mica a tutti, cioè ci tenevo e tu sei stata una tale stronza”
Poi passiamo a discutere del pacco. Gli ho spiegato le mie ragioni: “Senti io non sono incazzata con te perché non sei venuto, ma potevi dirmelo molto prima, mi sento una merda nei confronti della mia amica”.
Lui: “Non mi mettere il cappio al collo”.
Io: “Non ti sto mettendo il cappio al collo, ti sto solo dicendo che dovevi essere più corretto, ma fa lo stesso, insomma, è una cazzata, dai, sei stanco, buona notte.”.
Lui, che s’incazzava sempre più: “Senti, lo sai che se dessi retta agli ormoni verrei lì, ma non posso, perché alla fine sai come va a finire, non riesco a non darti una smanazzata (adoro quando parla così, è talmente virile... ndr) e io domani devo andare a lavorare alle 6.30”.
Io (che tentavo di calmarlo): “Va bene, ho capito, infatti sono solo incazzata perché non me l’hai detto prima... ma in fondo è una cosa stupida”
Lui: “Ma cosa vuoi da me? Lo sai che non voglio un legame...”
Non capivo cosa c’entrasse la storia del legame: “Nemmeno io! Mi spaventerei se lo volessi perché io non voglio assolutamente stare con te... è il bello del nostro rapporto! Vogliamo la stessa cosa!”
Lui: “Sì, ma allora perché mi vuoi legare?”
E mi butta giù il telefono.
Non capivo. Cioè se lui mi chiama tre volte alla settimana per scopare va bene, non vuole un legame ed è solo sesso, lo chiamo una volta io e, secondo lui, voglio un rapporto. Ma allora i retaggi atavici ce li hanno anche gli uomini. Ma allora sono loro che non sono abituati a donne che sanno esattamente quello che vogliono e da chi. Che devono comunque pensare che tu qualcosa da loro la vuoi, altrimenti si sentono usati. Oppure inadeguati. Oppure non si fidano, pensano che tiri a fregarli, perché alla fine sei una donna, perché alla fine DEVI VOLERE qualcosa di più. Altrimenti è contro natura.
Pochi minuti dopo mi arriva un messaggio: “Hai il potere di farmi andare il bestia. Stasera hai calpestato delle cose molto importanti per me”.
Ma questi, mi sono chiesta, a che cazzo di donne sono abituati? A una che si sente onorata perché parla con tre balordi da bar (ci riesco benissimo da sola, è la mia specialità) o perché le mandi duecento messaggi al giorno con scritto tutto quello che le vorresti combinare? Ma per favore!
Rispondo: “Ci stiamo incasinando troppo. Mi spiace. Volevo solo il tuo pisello e, non so perché, ti ho fatto incazzare come una bestia. A me, invece, piace far star bene le persone. Dopo questo messaggio cancello il tuo numero di cellulare”.
Mi richiama subito. “Senti se tu vuoi cancellare il mio numero di cellulare fai pure, ma sappi che non è una cosa che mi fa piacere. Non ti ho fatto nulla, che colpa ne ho se sono stanco?”
Ero stremata: “Infatti, dai, stai tranquillo...”
Lui: “A me piace un casino scoparti, ok? Ma sono stanco”
Io: “Ho capito, basta”. Mi ha tenuta al tel fino a che l’ho rassicurato che non cancellavo il suo numero. Promessa ovviamente NON mantenuta.
Che palle.